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mercoledì 6 febbraio 2013

Mercatino di Natale 2012

Eheheheheheh! Credo che abbiate capito che io tendo a scrivere spesso in ritardo e a dimenticarmi i post che dovrei e vorrei fare; soprattutto credo che abbiate capito che recupero anche fuori stagione.
Quindi con enorme ritardo vi racconto che sotto Natale 2012 ho partecipato alla fiera degli hobbisti nella piazza Ghiaia della mia città.
La Ghiaia era il fu letto del torrente Parma (lo testimonia la presenza delle arcate del ponte romano), ma a seguito di una tremenda alluvione nel 1200 circa, con conseguenza spostamento del torrente stesso, è rimasto ad uso della città. Fu piazza normale con il suo vario mercato di frutta e bestiame e macello pubblico. Ora è un "non so cosa esattamente, ma dovrebbe essere un mercato cittadino". Infatti una recentissima storia ne ha snaturato la funzione, cercando di rendere elegante e funzionale una piazza che è sempre stata il cuore alimentare e non solo della città, luogo di incontro e di pettegolezzo, luogo di urla e di mercanteggiamento. "Andare in Ghiaia" ha significato andare al mercato a fare la spesa. Ma i banchi non sono chic...e Parma ci tiene ad essere chic, a dimenticare il suo passato anche contadino e di chi si sporcava le mani, anche se quell'epoca era anche quella dei grandi intelletti. Questa però è un'altra storia e vedremo se avrò voglia di raccontarla.


scorcio del mercato e della piazza.
Sì, la copertura è ultramoderna 
(che non c'entra un fico secco con il contesto, copre anche la visione di molte abitazioni)
metallo e plexiglass.
Lasciamo ai posteri i commenti che è meglio.


Torniamo a noi.
Lavorare a maglia mi piace; ho imparato da bambina fra suore e mamma; poi ho lasciato perdere. Negli ultimi anni ho ripreso per tante motivazioni, fra cui anche non perdere l'arte (che ho messo da parte, ma se non la si usa un po' la si perde!).
Una mia amica (Ilenia di Leggende Segrete) mi ha passato il contatto del Comune e, pagando una cifra assolutamente ridicola di plateatico, ho preso il banchetto per due domeniche: il 16 e il 23 di dicembre.
Siccome non avevo abbastanza oggetti da riempire un banco di tre metri (santi i tavoli prestati da Cinzia!) ho coinvolto Lara e sinceramente sono state due giornate sì freddissime, ma assolutamente divertenti.

Vorrei dire che la crisi si sentiva palpabile anche in quel mercatino, ma preferisco raccontare che abbiamo chiacchierato tanto; conosciuto "vicini di banco" interessanti e divertenti; che ci siamo rifocillate in un bar meraviglioso che faceva i cappelletti a una cifra modica; che abbiamo bevuto the bollente dal termos; e che fare l'ambulante non fa per me, ma occasioni del genere non si devono mollare. 

Ah, anche un grazie enorme ai miei zii che sono passati e hanno comprato da noi i regali di Natale.


piccola carrellata dei nostri lavori.
Scialli, scaldacollo in lana, pellegrine in lana (io)
Cappelli da gatto in pile (Lara)
Ferma scialli in pasta modellabile (Ilenia)
Gioielli con materiali di recupero, perle (Lara)
Gioielli con bulloni e perle (Lara)
Amigurumi, topi e vermini, in lana (Io)
Presine (Io)
Nodi marinai (Lara)
Scacciapensieri con chiavi (Lara)
Stelline chiudipacco o addobbo natalizio in cotone (Io)
Biglietti di auguri dipinti a mano (Lara)
e infine i meravigliosi alberi di natale di recupero coi giornali! (Lara)



il nostro banchetto riempito all'inverosimile alla fine.
E Lara in versione "zarina di tutte le Russie" 


 perché se vuoi trovare i nostri oggetti li puoi trovare su
Il mio negozio è "Un the con le Parche"


Ilenia che fa da custode e venditrice (potete trovare le sue cose nel suo negozio su etsy ) nel suo doppio banco che condivideva con Krystina di Emporio Stravagante sempre su a little market (impegnata quella domenica in un trasloco). 


 Foto ricordo.



venerdì 30 marzo 2012

Il bottino di Armi&Bagagli

Alla fiera del rievocatore si è tornati con lo stand dopo 3 anni.
Dopo tanto tempo ho avuto un po' di sfasamento, visto che dal padiglione piccolo siamo passati a quello grande: più spazio e più aria e più vivibilità.
A livello di banchi speravo un po' meglio, visto che c'erano anche alcuni banchi di livello un po' basso...cose che puoi trovare in qualsiasi festa storica. Mi spiace dirlo, ma questo non va bene, perché se nella fiera x il pubblico è vario ed eventuale ed è una buona cosa che i banchetti siano vari e non tecnici, alla fiera della rievocazione ci si aspetta di più perché il pubblico è un tecnico (anche se ci sono innesti di giocatori di ruolo che cercano qualcosa di più). Come mi hanno fatto notare certi amici c'era una prevalenza di materiale medievale sulle altre epoche...vero, ma è un difetto di partenza della fiera. Speravo anche io di vedere più cose di altre epoche anche solo per imparare qualcosa di nuovo.
Ottimo ritrovare i soliti e affidabili artigiani o espositori da cui è sempre un piacere comprare (finalmente abbiamo un paiolo nuovo a prova di malanni!); ottimo ritrovare amici vecchi e amici nuovi e chiacchierare fino allo sfinimento.

E' sempre bello esserci.

Ho pensato che non fosse il caso andare con il portafogli pieno, anche se il bancomat era in posizione di aiuto in caso trovassi L'Oggetto. Non avevo bisogno di nulla, mi sono detta. Ad armi e armamenti sono a posto (anche se mi piacerebbe una cotta di maglia più bella e più corretta...ma ci vuole un fisico migliore!); per le stoffe i costi sono alti e poi in fin dei conti la mia spacciatrice mi trova quello che mi cerca; l'oggettistica...ma no!
E invece il destino beffardo mi ha giocato un buon scherzo. Di fronte a noi c'era un inglese con un sacco di matasse di lino, lana e seta a prezzi ottimi e colori storicamente corretti (la lana poi era di filato sottile e resistente). Ho resistito veramente poco...ed ecco il vero acquisto importante:

lana di Scozia. Sottile e resistente. Colori molto interessanti. Vediamo come si comporteranno nella tessitura.

Poi a fianco a noi altra inglese e scoperta di un'amica di altre due cose utili e molto interessanti:


ago piatto in metallo. Mi sembra lungo e resistente per aiutarmi nei miei progetti primaverili.

spillini moolto belli. Li ho visti usare da altre rievocatrici per fermare il velo...non so se li userò così, ma il prezzo era ottimo e non era il caso di farseli scappare...

Poi ho trovato altre cosucce, che niente hanno a che fare con la rievocazione, ma su cui ho progetti che potrebbero finire su etsy...


Quindi questo è il bottino finale:


Contenta delle spese, comunque limitate. Rimane un sogno potermi permettere le tessere per la tessitura in osso (che portano oramai da anni i polacchi), ma 4 euro l'una è un costo relativamente basso: dovrei spendere solo per loro 50 euro e...speriamo nel prossimo anno.




giovedì 23 febbraio 2012

Lavorare la lana antica

Qualche mese fa sono venuta a conoscenza di un progetto molto interessante sul recupero di pecore antiche.
Per chi come me fa si interessa alla ricostruzione di tecniche antiche, alla fine è costretto a scontrarsi sul fatto che i materiali in millenni o in secoli sono cambiati e che quindi non si potrà mai avere una ricostruzione al 100%.
Per la lana il problema è genetico.
Non ci sono più le pecore di una volta.
Sembrerebbe un modo di dire, ma è vero.
Nel tempo l'uomo ha modificato gli animali per i propri fini: abbiamo mucche che fanno più latte del dovuto, maiali grossi per prosciutti saporiti, pecore preferite o per la loro carne o per la loro lana.
Purtroppo le pecore preferite per la lana sono sempre di meno...
In Italia non conviene nemmeno lavorarla: si butta direttamente nelle discariche, senza passare per il via.
Una tristezza infinita.
Non solo per lo spreco di materiale naturale meraviglioso, ma anche per la perdita di sapere artigianale. Prima il business gente!
Pulire, cardare, filare un vello, anzi velli di un intero gregge, sono lavori che nessuno vuol più fare. E' roba da manovali sottopagati.
Eppure...
L'Inghilterra da anni ha iniziato un recupero delle sue storiche lane: saranno le stesse che nel medioevo hanno vestito re e regine e tenuto al caldo le classi più nobili di corti e signorie?
E l'Italia.
Stranamente anche in Italia qualcosa si sta muovendo.
L'Abruzzo sta recuperando qualcosa, anche se le mie notizie riguardavano un pre terremoto. Di certo nel post terremoto tante pecore sarde sono andate a rimpolpare i greggi abruzzesi. Quanta meravigliosa fierezza nello scambio e nell'aiuto fra pastori vidi alla tv in quei giorni!

Ma torniamo a noi.
A noi, noi...cioè nella mia terra, visto che anche qui si sta recuperando qualcosa, o meglio qualcuno.
La Pecora Cornigliese.
Dobbiamo ringraziare l'associazione Arcadia (nome evocativo!), la Fondazione Cariparma e la Provincia di Parma nell'assessorato all'Agricultura.

Riferisco dal volantino che mi hanno mandato:
"La pecora del Corniglio, originaria dell'Alto Appennino Parmense, ottenuta a metà del '700 dai Borbone con incroci fra pecore locali e la razza Merinos ed ulteriormente incrociata con Arieti Bergamaschi, è un animale di grande mole la cui lana con alto tenore di cisteina e cistina ha buone qualità tessili."

L'iniziativa meravigliosa dell'associazione per far conoscere questa lana è "semplice":
hanno regalato fino a metà gennaio 3 etti (credo, non l'ho pesata. Vado a memoria) di lana, da lavorare con le tecniche più disparate e varie e poi riconsegnare i manufatti per organizzare una mostra.


Il pacchetto mi è arrivato tempo fa a mano (Sala Baganza è in provincia di Parma, quindi si spendeva di più per posta che per benzina), ma non sapevo come fare visto che va lavata.
Mi è venuta in aiuto la pagina facebook del gruppo. Bello comunicare con tante persone appassionate e che ne sanno un sacco! Mi sa che imparerò tanto e avrò la possibilità di scoprire tante cose interessanti.
Così ho potuto leggere come lavarla (mi ha convinto la versione: usare sapone neutro e acqua tiepida e sciacquare delicatamente).


L'ho sciacquata finché l'acqua non è diventata chiara, sperando di averla lavata bene pur non esagerando con il sapone, visto che temevo di infeltrirla o altro. Mai lavato della lana in matassa...


L'ho tamponata un po' con un asciugamano, come mi ha insegnato mia mamma per asciugare qualunque cosa di lana.


Poi ho sfruttato il fatto che ci fosse finalmente il sole dopo un mese di gelo, neve, sotto zero.
Anche se il sole di oggi non è ancora caldo da asciugarla bene in un sol giorno. Ci vuole tempo ancora per uscire dall'inverno


Questa foto rende giustizia al colore della lana, con il suo bianco naturale (ah il bianco, quest'alieno!), ma non vi trasmette il profumo della lana. Mamma mia che profumo...di natura, di vita, di normalità, di tempi antichi!
Qualcuno l'ha lavata e poi messo anche l'ammorbidente, ma io voglio tesserla insieme alla mia merino Sesia (che ha tutt'altre qualità), lasciandola il più possibile al naturale.
Verrà una passamaneria molto interessante.

Poi quando imparerò, questa lana sarà usata per i miei esperimenti di tintura.

Aspettiamo domani, sperando che sia finalmente tutta asciutta.


giovedì 18 novembre 2010

Le torri di Babele

I rievocatori sono strani animali, mossi da interessi più disparati.
C'è chi finalmente realizza il suo sogno di bambino di giocare coi soldatini in mezzo ai soldatini; chi realizza il suo sogno di studente e studioso di storia; e infine c'è chi cerca la storia del suo mestiere.
Allo stesso modo si impara a recuperare il concetto di manualità e di artigianato. E allora si scoprono nuovi interessi oppure si affinano vecchi interessi.
Per quanto riguarda la manualità ho avuto varie maestre (e il femminile non è usato a caso). Di certo una mamma molto brava in tante cose e di sicuro le suore delle elementari che, con la scusa della festa della mamma e del papà, mi hanno insegnato tante cose. Poi ognuno è portato per quello che la natura lo ha creato...
Io ho riscoperto, grazie alla rievocazione, la lana.
E' stata una scoperta come fare il pane. Sentire qualcosa che in un certo senso è vivo; manipolarlo attraverso le mani; dare nuova forma; aspettare e capire il senso del tempo; questo dà enorme soddisfazione.
E si capiscono un sacco di cose. Come l'orgoglio di fare e di imparare. Come l'umiltà di imparare non attraverso la parola scritta, ma attraverso l'esperienza e lo sbaglio. E imparare a vedere.

Così unisco l'utile al dilettevole.

E mentre la rievocazione è fisicamente in pausa (mica è possibile dormire in tenda con questo tempo e freddo!), le mani necessitano di fare e di imparare.
Mi sono presa anche una pausa dai miei studi sulla lavorazione della lana nella storia (a breve vi posterò un po' di lavori fatti a tessitura e cercherò di incuriosirvi a camminare con me per cercare tante cose soprendenti), ma non mi sono fermata dal lavorare la lana.
Allora ho ritirato fuori i ferri e ho iniziato seriamente ad avere a che fare con la lana "moderna".
Però come si fa con le cose che non si fanno da tempo, si ricomincia col semplice.

Ecco le torri di Babele (più di una...non si sa mai...)

Una sera di fine ottobre, mentre progettavo come far partire questo blog, ho trovato uno schema facile facile: il backtus. Una sciarpa, un fazzoletto, uno scialle, beh...nelle descrizioni nessuno si mette d'accordo, veramente. E' comunque un qualcosa che ti tiene caldo il collo. E viene dalla Vikinghia (antico posto dove pascolavano i Vikinghi!).
In casa avevo qualche rimasuglio di lana (reperti di anni e anni di lavori della mia mamma) e quindi mi sono appropriata di 2 gomitoli panna e 2 di marrone chiaro (molto belli e morbidi morbidi) e ho incominciato a sferruzzare. Ammetto che se mi ci metto posso perdere un sacco di tempo per far venire le cose come voglio. Così è stato. Un semplice schema è diventato quasi come la tela di Penelope: fatto e rifatto per almeno 5 volte. Per fortuna che di sciarpe sono piena e il clima è ancora mite (almeno da noi).
Alla fine, è risultato più o meno come lo immaginavo.

Il backtus fatto e finito.

Arrotolato sembra una ciambella bigusto. I colori mi hanno ricordato il cappuccino...


E' per tenerlo ben a posto che ho dovuto arrotolarlo. Ma siccome la mente del rievocatore funziona sempre a suo modo, e in modo inspiegabile a volte, quella sciarpa è diventata subito un simulacro di un mito: la torre di Babele.
Ogni cosa per un rievocatore ha il suo avo sempre a disposizione nella mente. La Storia è un chiodo fisso.