mercoledì 10 agosto 2011

Castel del Monte

Altro post su un museo, prima di ripartire a nuova vita con questo blog di storia e affini.

Ora, è meglio precisare che il monumento che tutti devono prima o poi affrontare non è un museo vero e proprio. Anzi. Sarebbe di per sè bastevole per essere visitato e rivisitato per ore e ore, ma tant'è che a volte c'è bisogno di dare nuova linfa e lustro e allora ci si impianta una bella mostra contemporanea.
Come ho già detto non sono contraria alle commistioni fra tempi e luogi diversi, ma ci deve essere rispetto del monumento ospite e del visitatore.
E qui io non l'ho trovato.
E la cosa mi ha alquanto irritata.

Speravo di rivedere Castel del Monte con spirito nuovo.
Lo vidi per la prima volta quasi 10 anni fa. Ero all'inizio della mia esperienza rievocativa. Ero piena di dubbi, speranze, incertezze, eppure riuscii a litigare con una guida.
"Sopra la vostra testa potete vedere una faccia barbuta. E' il Bafometto, il simbolo dei templari" disse la giovane, ingenua e stolta guida, pronta ad affascinare un pubblico ignorante. E io stizzita risposi a voce alta " Eh, no! Non si può!" Ma divenni rossa dall'imbarazzo e non continuai a martoriare una guida che andava rimessa al suo posto.

Ora ero pronta, agguerrita e con una sfacciataggine che mai avrei pensato di poter avere.

Ma Castel del Monte era cambiato...

Non più obbligo di guida. Beh, questo era un bel passo avanti. Si può guardare il monumento con calma, soffermarsi sui particolari, osservare il paesaggio spazzato dal vento. E non ascoltare buffonate alla Voyager.

Installazioni con una vaga storia di Federico II (lo Stupor Mundi) e il suo impero. Non mi sono soffermata a leggerlo. Sicuramente ne so più io di lui che quei quattro pannelli multilingue che non attirano nessuno (ma chi l'ha progettati? Un topo di biblioteca? Commentavamo io e la mia Sorella d'Arme Elfa che non erano minimamente invoglianti, anche se avevano delle belle immagini del Codice Manesse).

Ma la sorpresa ci avrebbe messo di malumore. La mostra su de Chirico.
Detta così mica era un problema. Anzi nell'entrate una sua scultura ci stava benissimo.

Si vede in un angolo a sinistra, ma in realtà occupa il centro.
Mica male l' "Ettore e Andromaca".
Le sedie sono comode, ma brutte. Tanto brutte.

Ma i pannelli per sostenere i dipinti rendevano inagibile la visione di quasi tutto il piano terra.
Non è ammissibile!
Io sono costretta a pagare un biglietto per la mostra e il monumento e non posso fruire solo a metà di uno!
E' un mio diritto!
Peccato che non ci fosse il libro delle visite, se no l'avrei fatto presente.

Lasciamo (ah, il plurale è dovuto al fatto che questa visita è un "Mansio on tour". La rievocazione a Trani ci ha lasciati liberi di visitare almeno 2 monumenti interessantissimi) velocemente il piano terra e ci avventuriamo per il primo piano.

E siamo rapiti dalle possibili magnificienze del luogo; dai dubbi che le scelte stilistiche evocano; dal movimento delle sale. Nemmeno noi troviamo, a noi stessi, una risposta credibile sul perchè esiste questo castello in una piana battuta dal vento (abbiamo assistito al passaggio di un temporale sulla piana. Ci ha proprio aggirati, senza veramente prenderci...Strano movimento del vento) con attorno il nulla.





Altra nota dolente. Sono chiusi gli accessi per le torrette dove si allevavano gli amati falchi. Ma...Insomma!
Li ricordo come una cosa rara e magnifica. Unica nel suo genere (almeno io non ne ho viste altre in questi 10 anni di giri per castelli). Federico II e i falchi sono un binomio inscindibile e da valorizzare nel momento in cui si hanno dei manufatti che ricordano quest'amore. Mi chiedo anzi perchè non ci sono libri sull'argomento nel bookshop...

Non abbiamo avuto il coraggio di chiedere. Anche perchè non c'era nessuno a cui chiedere.
Nemmeno quando siamo usciti.

Ennesima nota dolente: non ho potuto comprare un libro che avevo puntato all'inizio. Potevo prenderlo subito, ma non mi va di andare in giro con un pacchetto. E poi il costo era notevole e volevo pensarci. La visita mi avrebbe schiarito le idee. E invece no!
Ok che siamo arrivati al limite della chiusura, ma se un turista ti chiede di comprare un libro che ha visto quando è entrato, tu non puoi limitarti a chiudere la faccenda con un "Ma abbiamo già chiuso il bookshop!" Cos'è ti fanno schifo i miei soldi? In qualsiasi altra parte (dove i soldi servono davvero per sopravvivere come ente) ti avrebbero squartato le scatole chiuse per trovare il libro e avere i tuoi soldi.
Ma siamo in Italia...campa cavallo che l'erba cresce...

Sì sono rimasta delusa dalla visita o meglio dalla gestione del monumento.
E' dozzinale e irrispettoso del turista che cerca di capire.
E' pressapochista (quello striscione della mostra sulla scalinata d'ingresso era francamente inguardabile).

Mansio on tour
Castel del Monte
agosto 2011
(e lo striscione della mostra alle nostre spalle)

Mi rinfranca vedere, però, che lo stato conservativo è ottimo e attento, sia per quanto riguarda la vegetazione che la muratura.
Diciamo che per fortuna Castel del Monte si sa proteggere dagli uomini.

Alla fine cosa passasse per la mente all'imperatore che regnava dalla Germania alla Sicilia è un bel mistero, anche se sicuramente con questo castello egli ha voluto affermare tutto il suo potere.
Castel del Monte è come una maestosa corona che si affaccia sulla Puglia, che si lascia illuminare dal sole e giganteggia sulla terra bruciata.


E questa è l'ultima immagine che mi è rimasta nella memoria, lasciandocelo alle spalle.
Ed è Stupor Mundi.


giovedì 14 luglio 2011

Il mondo che legge

Il titolo viene da una piccola rubrica che la rivista Il Libraio mette all'inizio: foto di persone, a volte anche in posti assurdi del mondo, mentre leggono.
Quelle foto rendono speranza a questo mondo che si occupa solo di trasmissioni urlate, di sport senza sportività, di apparenza sguaiata, di abbandoni umani e disattenzioni continue. Ti fa capire che c'è molto di più.
Che c'è il senso del silenzio.
Che c'è voglia di evadere in mondi lontanissimi.
Che c'è speranza di chiacchere e dire qualcosa.
Che c'è molto di più di quello che vogliono farci credere.


 Quest'uomo, dal sorriso aperto e cordiale, è il guardiano di una piccola chiesetta in mezzo a un parco naturalistico molto interessante (si occupano di ripopolare la natura di piante dai frutti antichi) in provincia di Pordenone.



Me l'ha fatto scoprire la mia sorella elfa, quella che è difficile tener ferma a riposare quando ha un monte alle sue spalle, quella che conosce ogni pianta o quasi che le si affaccia, quella che guarda il mondo e crede ancora che sia davvero possibile salvare Madre Natura senza essere un fricchettone. Grazie Sorella Elfa che fai credere a me, orco, che il bello ci stia attorno.

Ritornando al signore, mi ha commosso la sua naturalezza nel rispondere e nel ripiegare il capo dentro a una storia, qualcunque essa fosse.
Mi ha fatto sentire meno sola.
Io che ho sempre un libro in borsa anche quando esco con gli amici, perchè non si sa mai.
Io che leggo ovunque e che rimpiango i semafori, perchè alle rotonde non si può leggere.
Io che scruto le persone che leggono sul treno e rimedio anche un numero di telefono (perchè lui ha frainteso: non capivo cosa stesse leggendo...).
Io che ricordo tutte le sensazioni che mi diede Salgari letto con la pila sotto le coperte.
Io che in libreria non posso uscire a mani vuote (così mi costringo a non entrarci per mesi interi).
Io che prendo in biblioteca più libri di quelli che posso leggere in un mese solo.
Io che trovo sempre in un libro un valido avversario, un amico imperdibile, un compagno di viaggi, un capitano di ventura.

Così quando sarò anziana spero anche io di avere una sedia comoda e un parco meraviglioso da farmi da salotto per le altre mie avventure.
Che invidia quel signore!

venerdì 8 luglio 2011

Museo di Monterenzio (Bologna)

Ecco un'altra recensione su un museo.
Perchè ogni buon rievocatore deve sempre trovare il modo per visitarne uno, soprattutto se si è accampato nel suo giardino.

Settimana scorsa ero a Monterenzio per la manifestazione " I fuochi di Taranis", con l'Emporium del Vicus Italicus.
Strano per me stare dietro a un bancone per fare il mercante: non sono fatta per vendere. Anzi molto probabilmente o morirò povera e i miei manufatti in un cassone oppure qualcun'altro si arricchirà alle mie spalle. Vabbè, lasciamo stare.
Comunque a Monterenzio toccava esserci perchè quando gli amici chiamano non è possibile riespondere di no!
Così mi sono riposata un poco, girando e rigirando le tavolette, chiaccherando con amici e sconosciuti e passando da un caldo tremendo al dì al freddo più gelido che mai mi ricordassi alla notte (scema io che non mi sono portata dietro le mie coperte e solo una pelle di pecora!). Manco fossi ad Hattin...

Nel non fare nulla io e Cinzia abbiamo pensato di andare a vedere il mercatino e dove vendessero le orecchie da elfo che tanto stavano spopolando nella festa (con sommo distrubo psico-fisico nostro), ma alla vista di una porta aperta del museo, beh...insomma...non si poteva non entrare! E poi costava un euro!
A saperlo saremmo andate a vederlo alla sera, unendo utile e dilettevole (magari ci scaldavamo anche).

E devo ammetterlo ai nostri occhi si è aperta una meraviglia...
Mentre l'entrata è semplice, dominata da un bel bianco, il museo vero e proprio si illumina grazie a una struttura moderna e un soffitto a vetri che esalta tutta la sala. Inizio ad apprezzare sempre di più questa commistione fra nuovo (edificio) e antico (reperti).


Una struttura limpida, luminosa, solare (certo, magari d'inverno e con la pioggia rende di meno), che esalta al massimo la ricostruzione di una capanna celta, attorno alla quale si dipanano tutte le teche e anche la ricostruzione.


Teche di varie altezze, ma la maggior parte basse ben fruibili da bambini, ma anche da portatori di handicap.
Proprio in questo aspetto il museo vince enormenente quando ci siamo accorte che alcune didascalie erano scritte normalmente ma anche in braille.
Ora qualche stolto potrà dire "come fa un cieco a vedere un museo?". Un museo vecchio stampo non lo vedrà mai, ma questo che ha riproduzioni di reperti che possono essere toccate e "usate" dai visitatori, lo può vedere benissimo.
E ciò è stupendo. Entusiasmante.


Guardate come è facile fondere antico e moderno, mentre i due soffitti sembrano come intrecciarsi. Sono rimasta veramente stupita.


La capanna celta poi unisce reperti del museo, quasi avvicinabili, e ricostruzioni (tipo il telaio, il tavolo per mangiare). Anche questa scelta risulta ottimale per la maggior comprensione del visitatore. Perchè non bastano cartelloni,  per altro molto specifici, ma non tecnici e incomprensibili; non bastano disegni e ricostruzioni bidimensionali; non bastano nemmeno legende chiare (beh almeno qui i numeri corrispondono ai reperti); serve qualcosa in più, serve dare l'idea della veridicità della vita passata. E qui ci sono riusciti.



Questo piccolo museo (una sola stanza anche se molto grande), nato dalle scoperte di un abitato celta-etrusco dal V al III secolo a.C., è stato una vera rivelazione.

Ah, dimenticavo. Non so se era per "colpa" della festa, ma al di fuori del museo negli allestimenti di un piccolo villaggio si svolgevano i laboratori per bambini e i rievocatori facevano didattica, allestendo con le loro riproduzioni.


Valutazione:
servizi di base: 7 1/2 .  Potrebbero emplementare il bancone dei "ricordini", ma il fatto che abbiano le cartoline me li fa ben volere ancora. E manca un punto ristoro. Ma le signore al bancone sono cordiali e decise (non si usa il bagno del museo per i propri comodi...).
servizi auspicabili: 7. Non ho visto le condizioni dei bagni, e il banco libri potrebbe essere ampliato, ma forse era colpa del banchetto fuori messo per attrarre i visitatori della festa.
servizi specialistici: 8 1/2. Certo mancavano le audioguide; di certo si possono ampliare i modi di fruirlo, ma credetemi qui ci si è dati davvero da fare.

Andate a vederlo!
Ve lo consiglio.


lunedì 27 giugno 2011

Ho una lotta tutta mia...

...e la devo vincere.

Questa lotta riguarda la possibilità di fare foto, a uso scientifico e personale, in musei, mostre, siti archeologici.
Adesso tutti voi mi direte "Non si può!", ma vi siete mai chiesti perchè?
Beh, sicuramente uno dei motivi è che le persone non capiscono e usano il flash, il quale risulta dannoso (non il vostro singolo, ma tutti quelli messi insieme!) per il reperto. E gli altri?
Un altro potrebbe essere che lo Stato ne deteniene i diritti. Bene, allora sarebbe illegale fare foto ai monumenti anche fuori da essi in una zona di neutralità (prima del portone, sulla strada, dalla finestra del vicino...), cosa che invece non è.
In più nei musei, nella maggior parte di essi, non esistono cartoline o piccole dispense su singoli reperti, ma, quando va bene, volumoni fumosi, polverosi e spesso senza immagini, dal costo proibitivo. Non parliamo poi di quei musei (vedi alla voce "Museo Archeologico di Parma"), che non ha nemmeno uno stralcio di foglio divulgativo...

Eppure, a onor del vero, proprio quest'ultimo permette di fotografare i reperti, dopo aver sottoscritto un foglio in cui si dichiara che le foto serviranno per scopi senza lucro e di ricerca (dovrei vederlo, me ne hanno parlato. Ma conosco i reperti del museo da secoli: sono gli stessi da quando sono bambina. Mi riprometto di prenderne visione). Ora questo vuol dire che una qualche legge c'è...

E se il Museo (metto foto sotto, per vedere in quanti lo riconoscono), in totale restauro e riammodernamento si dimentica di posizionare i divieti di fare fotografie, che cosa succede?
E' vero che la legge non ammette ignoranza, ma qui uno può giocare sul filo delle regole.


Ora so esattamente che la rivista "Archeologia Viva" si è occupata della faccenda qualche tempo fa. Dovrò vedere come e dove recuperare i numeri in questione.
Comuque sia, siete tutti allertati: la mia battaglia contro l'oblio dei reperti ha ora inizio! Tremate musei e custodi!!! Voglio i vostri reperti da studiare e i vostri cortili per le mie belle foto da rievocazione!!