mercoledì 21 settembre 2011

Chiesa di Santa Croce (Parma)

Con questo post inizia una serie di mie incursioni sulla mia amata città. Da oggi spero di poter documentare al meglio la situazione dei monumenti di Parma, cercando di farvi conoscere la loro storia e anche il loro stato attuale.
Non ci sarà una logica nella scelta di monumenti e musei. Diciamo che mi lascio prendere dall'ispirazione e dalla mia bicicletta.

Altra avvertenza: aspettatevi che mi soffermi su quello che è rimasto di medievale e soprattutto di 1200. Mi sa che scoprirò anche io delle bellezze.

Prima chiesa : Santa Croce.



Deve il suo nome al fatto che durante la sua consacrazione nel 21 agosto 1222 il vescovo Grazia colloca nell'altare una reliquia del Sacro Legno, insieme ad altre reliquie.
A pensare a Parma mi viene da dire che questa chiesa eretta nel 1210 circa dovesse trovarsi ai limiti estremi nella città (tutt'ora si trova all'inizio del centro partendo dalla zona comunemente chiamata Oltretorrente) durante il medioevo. Molto probabilmente si trovava su una delle strade che portava alla via Francigena (la più importante via di pellegrinaggio che attraversa la nostra zona).

La sua storia poi si perde nel silenzio di una chiesa sempre usata, per poi tornare alla ribalta nel 1415 quando l'architetto Giorgio da Erba le da la forma attuale.
Da quel momento in poi la sua storia vede alternarsi la proprietà all'abate di S. Giovanni Evangelista, alla chiesa di Santa Maria in borgo Traschieri, alla Confraternita di S. Giuseppe e infine alla Congregazione della Carità.
Il 16 settembre 1933 viene eretta parrocchia in sostituzione di S. Maria in borgo Taschieri e in quel momento le viene dato un nuovo restauro.




La chiesa in questi giorni di settembre ci regala luci e ombre molto evocative: si appoggiano su statue e dipinti, lambiscono volti e nascondono mostri, rivelano pietà nascoste e lasciano soprattutto il tempo per la meditazione.
Questa piccola chiesa dall'esterno spoglio e lasciato a se stesso, rivela un interno accogliente anche se purtroppo non curato come dovrebbe. Di certo non è colpa dei fedeli (a qualunque ora sono passata ho sempre trovato qualcuno che pregava) o delle donne che ci badano: purtroppo necessiterebbe una pulizia profonda. Vabbè che anche i ragni sono creature di Dio, ma certe loro ragnatele ricordano dei film horror.
Ma in fin dei conti importa che il luogo di culto sia fruibile e accogliente.
E la cappella del Santissimo Sacramento accoglie il fedele in preghiera con una magnificenza non troppo ingombrante e una luce che si riflette sl legno dorato di ispirazione barocca.



In questa chiesa ci sono almeno due dipinti che mi hanno molto colpito o per la sua rarità del soggetto o per la sua strana impostazione.
Per il primo esempio si tratta di una Madonna allattante il Bambino, un affresco del XV secolo. Spicca per la sua isolata presenza su una parete completamente spoglia, ma anche per essere ben circondata da ex voto. Non ho saputo indagare se questa Madonna viene invocata per particolari grazie, ma spero di scoprirlo presto.


Per il secondo esempio c'è il dipinto "San Lorenzo e San Rocco con la Madonna detta di Campagna". La cosa particolare è proprio la Madonna che è un busto di terracotta del XVI secolo.
Il nome della Madonna viene dal fatto che nei tempi passati veniva invocata per essere preservati dalle alluvioni e piogge eccessive e nel caso portata in processione per la città.


Ma ammetto che ciò che mi ha colpito sin dall'inizio sono i capitelli.
Di certo sono l'elemento più originale della chiesa, anche se il professore Arturo Quintavalle li data nel XII secolo facendoli scolpire da due scultori della bottega della Cattedrale di Parma, guidata dal "Maestro dei Mesi" e di influenza cluniacense.
Non tutti i capitelli sono ben comprensibili e trovano certa spiegazione. Purtroppo questo grande fumetto di pietra ha perso la parola, perdendo con la morte i suoi lettori. Noi rimaniamo silenti e possiamo solo cercare di avventurarci in spiegazioni, anche se mai davvero lo potremo capire.


Due sirene con code biforcute e due serpenti intrecciati che le mordono

Centauro sagittario trattenuto da un uomo nudo e...

...attaccato da animale che lo morde.

Aquile e serpenti a X


Uno dei due grifoni presenti nella chiesa. Entrambi sono solitari e non coinvolti in scene particolari.

Leone con due corpi. Di solito si vede il contrario: due teste e un sol corpo.

La strage degli Innocenti

Uomini carponi. Agli angoli si possono notare delle teste che uniscono gli uomini attorno a tutto il capitello.

Cavaliere. Alla sua destra si possono intravedere due uomini che lottano.
Questo personaggio viene collegato ai racconti che proprio nel XII secolo iniziavano a farsi largo nella società medievali: chanson de geste e romanzi cortesi.


Ecco il primo reportage dei monumenti della mia città. Spero che vi abbia incuriosito ad andarla a visitare.

mercoledì 10 agosto 2011

Castel del Monte

Altro post su un museo, prima di ripartire a nuova vita con questo blog di storia e affini.

Ora, è meglio precisare che il monumento che tutti devono prima o poi affrontare non è un museo vero e proprio. Anzi. Sarebbe di per sè bastevole per essere visitato e rivisitato per ore e ore, ma tant'è che a volte c'è bisogno di dare nuova linfa e lustro e allora ci si impianta una bella mostra contemporanea.
Come ho già detto non sono contraria alle commistioni fra tempi e luogi diversi, ma ci deve essere rispetto del monumento ospite e del visitatore.
E qui io non l'ho trovato.
E la cosa mi ha alquanto irritata.

Speravo di rivedere Castel del Monte con spirito nuovo.
Lo vidi per la prima volta quasi 10 anni fa. Ero all'inizio della mia esperienza rievocativa. Ero piena di dubbi, speranze, incertezze, eppure riuscii a litigare con una guida.
"Sopra la vostra testa potete vedere una faccia barbuta. E' il Bafometto, il simbolo dei templari" disse la giovane, ingenua e stolta guida, pronta ad affascinare un pubblico ignorante. E io stizzita risposi a voce alta " Eh, no! Non si può!" Ma divenni rossa dall'imbarazzo e non continuai a martoriare una guida che andava rimessa al suo posto.

Ora ero pronta, agguerrita e con una sfacciataggine che mai avrei pensato di poter avere.

Ma Castel del Monte era cambiato...

Non più obbligo di guida. Beh, questo era un bel passo avanti. Si può guardare il monumento con calma, soffermarsi sui particolari, osservare il paesaggio spazzato dal vento. E non ascoltare buffonate alla Voyager.

Installazioni con una vaga storia di Federico II (lo Stupor Mundi) e il suo impero. Non mi sono soffermata a leggerlo. Sicuramente ne so più io di lui che quei quattro pannelli multilingue che non attirano nessuno (ma chi l'ha progettati? Un topo di biblioteca? Commentavamo io e la mia Sorella d'Arme Elfa che non erano minimamente invoglianti, anche se avevano delle belle immagini del Codice Manesse).

Ma la sorpresa ci avrebbe messo di malumore. La mostra su de Chirico.
Detta così mica era un problema. Anzi nell'entrate una sua scultura ci stava benissimo.

Si vede in un angolo a sinistra, ma in realtà occupa il centro.
Mica male l' "Ettore e Andromaca".
Le sedie sono comode, ma brutte. Tanto brutte.

Ma i pannelli per sostenere i dipinti rendevano inagibile la visione di quasi tutto il piano terra.
Non è ammissibile!
Io sono costretta a pagare un biglietto per la mostra e il monumento e non posso fruire solo a metà di uno!
E' un mio diritto!
Peccato che non ci fosse il libro delle visite, se no l'avrei fatto presente.

Lasciamo (ah, il plurale è dovuto al fatto che questa visita è un "Mansio on tour". La rievocazione a Trani ci ha lasciati liberi di visitare almeno 2 monumenti interessantissimi) velocemente il piano terra e ci avventuriamo per il primo piano.

E siamo rapiti dalle possibili magnificienze del luogo; dai dubbi che le scelte stilistiche evocano; dal movimento delle sale. Nemmeno noi troviamo, a noi stessi, una risposta credibile sul perchè esiste questo castello in una piana battuta dal vento (abbiamo assistito al passaggio di un temporale sulla piana. Ci ha proprio aggirati, senza veramente prenderci...Strano movimento del vento) con attorno il nulla.





Altra nota dolente. Sono chiusi gli accessi per le torrette dove si allevavano gli amati falchi. Ma...Insomma!
Li ricordo come una cosa rara e magnifica. Unica nel suo genere (almeno io non ne ho viste altre in questi 10 anni di giri per castelli). Federico II e i falchi sono un binomio inscindibile e da valorizzare nel momento in cui si hanno dei manufatti che ricordano quest'amore. Mi chiedo anzi perchè non ci sono libri sull'argomento nel bookshop...

Non abbiamo avuto il coraggio di chiedere. Anche perchè non c'era nessuno a cui chiedere.
Nemmeno quando siamo usciti.

Ennesima nota dolente: non ho potuto comprare un libro che avevo puntato all'inizio. Potevo prenderlo subito, ma non mi va di andare in giro con un pacchetto. E poi il costo era notevole e volevo pensarci. La visita mi avrebbe schiarito le idee. E invece no!
Ok che siamo arrivati al limite della chiusura, ma se un turista ti chiede di comprare un libro che ha visto quando è entrato, tu non puoi limitarti a chiudere la faccenda con un "Ma abbiamo già chiuso il bookshop!" Cos'è ti fanno schifo i miei soldi? In qualsiasi altra parte (dove i soldi servono davvero per sopravvivere come ente) ti avrebbero squartato le scatole chiuse per trovare il libro e avere i tuoi soldi.
Ma siamo in Italia...campa cavallo che l'erba cresce...

Sì sono rimasta delusa dalla visita o meglio dalla gestione del monumento.
E' dozzinale e irrispettoso del turista che cerca di capire.
E' pressapochista (quello striscione della mostra sulla scalinata d'ingresso era francamente inguardabile).

Mansio on tour
Castel del Monte
agosto 2011
(e lo striscione della mostra alle nostre spalle)

Mi rinfranca vedere, però, che lo stato conservativo è ottimo e attento, sia per quanto riguarda la vegetazione che la muratura.
Diciamo che per fortuna Castel del Monte si sa proteggere dagli uomini.

Alla fine cosa passasse per la mente all'imperatore che regnava dalla Germania alla Sicilia è un bel mistero, anche se sicuramente con questo castello egli ha voluto affermare tutto il suo potere.
Castel del Monte è come una maestosa corona che si affaccia sulla Puglia, che si lascia illuminare dal sole e giganteggia sulla terra bruciata.


E questa è l'ultima immagine che mi è rimasta nella memoria, lasciandocelo alle spalle.
Ed è Stupor Mundi.


giovedì 14 luglio 2011

Il mondo che legge

Il titolo viene da una piccola rubrica che la rivista Il Libraio mette all'inizio: foto di persone, a volte anche in posti assurdi del mondo, mentre leggono.
Quelle foto rendono speranza a questo mondo che si occupa solo di trasmissioni urlate, di sport senza sportività, di apparenza sguaiata, di abbandoni umani e disattenzioni continue. Ti fa capire che c'è molto di più.
Che c'è il senso del silenzio.
Che c'è voglia di evadere in mondi lontanissimi.
Che c'è speranza di chiacchere e dire qualcosa.
Che c'è molto di più di quello che vogliono farci credere.


 Quest'uomo, dal sorriso aperto e cordiale, è il guardiano di una piccola chiesetta in mezzo a un parco naturalistico molto interessante (si occupano di ripopolare la natura di piante dai frutti antichi) in provincia di Pordenone.



Me l'ha fatto scoprire la mia sorella elfa, quella che è difficile tener ferma a riposare quando ha un monte alle sue spalle, quella che conosce ogni pianta o quasi che le si affaccia, quella che guarda il mondo e crede ancora che sia davvero possibile salvare Madre Natura senza essere un fricchettone. Grazie Sorella Elfa che fai credere a me, orco, che il bello ci stia attorno.

Ritornando al signore, mi ha commosso la sua naturalezza nel rispondere e nel ripiegare il capo dentro a una storia, qualcunque essa fosse.
Mi ha fatto sentire meno sola.
Io che ho sempre un libro in borsa anche quando esco con gli amici, perchè non si sa mai.
Io che leggo ovunque e che rimpiango i semafori, perchè alle rotonde non si può leggere.
Io che scruto le persone che leggono sul treno e rimedio anche un numero di telefono (perchè lui ha frainteso: non capivo cosa stesse leggendo...).
Io che ricordo tutte le sensazioni che mi diede Salgari letto con la pila sotto le coperte.
Io che in libreria non posso uscire a mani vuote (così mi costringo a non entrarci per mesi interi).
Io che prendo in biblioteca più libri di quelli che posso leggere in un mese solo.
Io che trovo sempre in un libro un valido avversario, un amico imperdibile, un compagno di viaggi, un capitano di ventura.

Così quando sarò anziana spero anche io di avere una sedia comoda e un parco meraviglioso da farmi da salotto per le altre mie avventure.
Che invidia quel signore!

venerdì 8 luglio 2011

Museo di Monterenzio (Bologna)

Ecco un'altra recensione su un museo.
Perchè ogni buon rievocatore deve sempre trovare il modo per visitarne uno, soprattutto se si è accampato nel suo giardino.

Settimana scorsa ero a Monterenzio per la manifestazione " I fuochi di Taranis", con l'Emporium del Vicus Italicus.
Strano per me stare dietro a un bancone per fare il mercante: non sono fatta per vendere. Anzi molto probabilmente o morirò povera e i miei manufatti in un cassone oppure qualcun'altro si arricchirà alle mie spalle. Vabbè, lasciamo stare.
Comunque a Monterenzio toccava esserci perchè quando gli amici chiamano non è possibile riespondere di no!
Così mi sono riposata un poco, girando e rigirando le tavolette, chiaccherando con amici e sconosciuti e passando da un caldo tremendo al dì al freddo più gelido che mai mi ricordassi alla notte (scema io che non mi sono portata dietro le mie coperte e solo una pelle di pecora!). Manco fossi ad Hattin...

Nel non fare nulla io e Cinzia abbiamo pensato di andare a vedere il mercatino e dove vendessero le orecchie da elfo che tanto stavano spopolando nella festa (con sommo distrubo psico-fisico nostro), ma alla vista di una porta aperta del museo, beh...insomma...non si poteva non entrare! E poi costava un euro!
A saperlo saremmo andate a vederlo alla sera, unendo utile e dilettevole (magari ci scaldavamo anche).

E devo ammetterlo ai nostri occhi si è aperta una meraviglia...
Mentre l'entrata è semplice, dominata da un bel bianco, il museo vero e proprio si illumina grazie a una struttura moderna e un soffitto a vetri che esalta tutta la sala. Inizio ad apprezzare sempre di più questa commistione fra nuovo (edificio) e antico (reperti).


Una struttura limpida, luminosa, solare (certo, magari d'inverno e con la pioggia rende di meno), che esalta al massimo la ricostruzione di una capanna celta, attorno alla quale si dipanano tutte le teche e anche la ricostruzione.


Teche di varie altezze, ma la maggior parte basse ben fruibili da bambini, ma anche da portatori di handicap.
Proprio in questo aspetto il museo vince enormenente quando ci siamo accorte che alcune didascalie erano scritte normalmente ma anche in braille.
Ora qualche stolto potrà dire "come fa un cieco a vedere un museo?". Un museo vecchio stampo non lo vedrà mai, ma questo che ha riproduzioni di reperti che possono essere toccate e "usate" dai visitatori, lo può vedere benissimo.
E ciò è stupendo. Entusiasmante.


Guardate come è facile fondere antico e moderno, mentre i due soffitti sembrano come intrecciarsi. Sono rimasta veramente stupita.


La capanna celta poi unisce reperti del museo, quasi avvicinabili, e ricostruzioni (tipo il telaio, il tavolo per mangiare). Anche questa scelta risulta ottimale per la maggior comprensione del visitatore. Perchè non bastano cartelloni,  per altro molto specifici, ma non tecnici e incomprensibili; non bastano disegni e ricostruzioni bidimensionali; non bastano nemmeno legende chiare (beh almeno qui i numeri corrispondono ai reperti); serve qualcosa in più, serve dare l'idea della veridicità della vita passata. E qui ci sono riusciti.



Questo piccolo museo (una sola stanza anche se molto grande), nato dalle scoperte di un abitato celta-etrusco dal V al III secolo a.C., è stato una vera rivelazione.

Ah, dimenticavo. Non so se era per "colpa" della festa, ma al di fuori del museo negli allestimenti di un piccolo villaggio si svolgevano i laboratori per bambini e i rievocatori facevano didattica, allestendo con le loro riproduzioni.


Valutazione:
servizi di base: 7 1/2 .  Potrebbero emplementare il bancone dei "ricordini", ma il fatto che abbiano le cartoline me li fa ben volere ancora. E manca un punto ristoro. Ma le signore al bancone sono cordiali e decise (non si usa il bagno del museo per i propri comodi...).
servizi auspicabili: 7. Non ho visto le condizioni dei bagni, e il banco libri potrebbe essere ampliato, ma forse era colpa del banchetto fuori messo per attrarre i visitatori della festa.
servizi specialistici: 8 1/2. Certo mancavano le audioguide; di certo si possono ampliare i modi di fruirlo, ma credetemi qui ci si è dati davvero da fare.

Andate a vederlo!
Ve lo consiglio.