lunedì 15 ottobre 2012

Grafica per il blog

Non ho così tanto seguito nel blog (molto di più su fb, ma che volete è più immediato, quotidiano, anche meno ragionato Facebook, quindi ci sta), ma questo non vuol dire che non mi piaccia l'idea di dargli un'immagine anche più glamour. Va bene, non c'entra nulla col medioevo il glamour (anche se sono convinta che non sia così e prima o poi lo capirete) e ancor meno con la rievocazione (ecco qui ho ragione senza dubbi), però un blog può essere anche un po' artistico.
A volte giro sui blog (quelli che seguo o meno) e vedo delle foto fichissime, artistiche, patinate e un po' io mi deprimo...
Di certo fotografare spade a una mano, reperti archeologici, fili da lavorare, fatica, sangue e sudore è più difficile che farlo delle proprie esperienze culinarie o manufatti ai ferri, ma poi mi dico: perché no?
E allora via a cercare un programmino per rendere alcune foto un po' più artistiche.

Così vi presento i miei due ultimi ricami a punto catenella (sto avendo molte soddisfazioni devo ammetterlo).

cavallo celtico


maschera barbuta



Che ne dite?
Io mi sono divertita un sacco a lavorarci su.
Ho usato questo bel programmino, anche se ho avuto qualche problema con google crome per caricare le foto; vi è anche l'opzione modifica per halloween.

domenica 14 ottobre 2012

Che noia che barba le foto in bianco e nero

Un piccolo sfogo.
Veloce. Fidatevi.

Ma è mai possibile che nei libri di storia, di arte, nei cataloghi (quelli meno costosi, ma non è detto) debbano pubblicare foto in bianco e nero di reperti iconografici quali dipinti, tessuti, architettura e anche scultura?
So benissimo che è una scelta editoriale visto che le foto in bianco e nero costano di meno di quelle a colori, ma allora non mettetele! Non fate il catalogo! Non citate nello scritto, sottolineandone colori e sfumature!
E' una presa in giro per il lettore.

Okkei lo so, io sono fiscale, noiosa e puntigliosa, ma tutti dovrebbero esserlo.
Dovremmo pretendere traduzioni fedeli, impaginazioni corrette e foto decenti, perché l'editore fa un patto con noi quando noi gli compriamo un libro. Un patto di fiducia e rispetto. Io non gli do soldi falsi e lui non mi da un prodotto a metà.
Ho amici piccoli editori che fanno i salti mortali per riuscire a dare alle stampe buoni prodotti, perché sanno che solo dando buoni prodotti potranno farsi conoscere e far vedere quanto valgono.
Inizio a temere che le grandi case editrici possano aver perso questo fuoco sacro...

Comunque, tornando alle foto in bianco e nero: che facciamo?
Datemi un'idea per poter chiedere, pretendere e ottenere (sento una fortissima risata provenire dall'aria) che le foto siano alla stessa altezza del prodotto che si compra?

lunedì 8 ottobre 2012

Turista svagato e spaesato

Sono stata in ferie la settimana scorsa a Firenze coi miei, o meglio ho fatto la turista con mia mamma mentre mio padre lavorava.
Quando non sono con rievocatori o con uscite dedicate a musei o mostre, torno a essere un semplice turista e cammino per la città girando un po' a caso, entrando in chiese o piccoli musei come mi gira, guardando i palazzi e fotografando lampioni e nuvole. Fa bene fare il turista svagato dico io, fa bene alla testa.
Firenze poi, come le grandi città italiane, è un insieme di tantissimi monumenti, musei, mostre e cultura che sarebbe sempre un delitto fare una scelta fra una cosa o l'altra, quindi è meglio lasciarsi guidare dal caso.

Ma qui non voglio raccontarvi delle mie ferie, che sono mie e che mi tengo per me, per quanto pubblicherò alcune foto di reperti della Cripta di Santa Reparata, ma voglio raccontarvi di come Firenze mi abbia spaventato. Non parlo della delinquenza che non ho mai avvertito (che ci sarà visto la mole di gente, la grandezza della città, la normalità della presenza), ma parlo della sua snaturazione per far felice il turista straniero.
Firenze vive di turismo, come di industria della pelle, di indotto, di tanto altro, ma la sensazione è che le zone più trafficate da stranieri si siano inchinati alle loro voglie. Ci sono camerieri che cercano di accaparrarsi clienti per ristoranti che fanno "spaghetti alla bolognese" (vi giuro che se trovo quello che ha iniziato sta storia, lo impicco sulla pubblica piazza: NON esistono gli spaghetti alla bolognese! Provate ad andare in trattoria a Bologna a sentire cosa vi rispondono. Se osate mangiarli, vi metto alla gogna anche a voi!), che fanno cibo tutto uguale, di cui dubito il protocollo. Camerieri che parlano uno stentato inglese (come potrei parlarlo io che lo capisco, ma grazie a inetti insegnanti e a  mie incapacità non parlo), ripetendo a macchinetta le solite cose e tralasciando domande che non capiscono.
Bisogna allontanarsi dalla vie normali, rimanendo nel centro, per trovare trattorie che ti servono una fiorentina come si deve, una zuppa toscana o dei crostini buoni.
I negozi attorno al duomo sono quelli che potresti trovare ovunque in ogni città, le grandi multinazionali del "tutti uguali ovunque vai".
Nei negozi ti accolgono solo in inglese e solo dopo che capiscono che sei italiano ti parlano nella tua lingua (per quanto io entri sempre con un "buongiorno" ovunque vada, per rispetto). Mi direte che è normale, che si deve fare così, ma io credo che sia corretto che lo straniero sia ben accolto, sia aiutato, ma che debba capire dove va e che quindi si sforzi di imparare del posto che visita.

Firenze è multiculturale, basta salire su un autobus. E questo è un bene. Chi mi conosce sa che sono razzista solo con i delinquenti e che gli stranieri mi spaventano solo se vogliono fregarsene e distruggere la nostra cultura; mentre gli onesti, coloro che condividono rispettando sono una vera risorsa per tutti, anche perché l'Italia che siamo è figlia di mille culture e razze e dominazioni...
Però...però...però...nella Firenze turistica l'italiano sembra scomparso. Non lo senti parlare. Non arriva alle orecchie.
Ho girato due giorni come una matta e alla fine lontano dalle zone più frequentate ho trovato un Vernacoliere.
Questa è la Firenze che io voglio!
Quella che è elegante, snob, dura, irriverente, dalla battuta feroce e tagliente e volgare; quella che pensa di essere ancora una signoria anche se del tempo che fu; quella che ama il buon vino, il buon cibo; quella dell'accademia delle arti (per trovare una cartolibreria degna di tal nome, eliminando il paradiso Fabriano, anche lì a girare...e poi in vicoli abbandonati) dove i ragazzi disegnano i monumenti perché imparano; quella della politica fervente di pancia; quella che ti cita Dante come se fosse il vicino di casa incontrato la mattina per il caffè.
Forse cerco una Firenze che c'è ancora ma che ha abdicato dalle zone più storiche di sua proprietà, che si rinchiude in bar periferici, nelle case.
E questo non mi piace.

Non mi piace pensando a chi vorrebbe che questa Italia vivesse solo di turismo e suo indotto, abbandonando le industrie, la ricerca e tanto altro.
Non mi piace perché non voglio essere la disneyworld di ignoranti turisti che nella stessa forchetta-boccone mettono lasagne e patatine fritte (l'ho visto con questi miei occhi).
Non mi piace perché la via dei Georgofili viene saltata anche dai turisti italiani, come se fosse una cosa che non riguarda la Storia (visto anche quello coi miei occhi. Mentre io mi soffermavo dolente a ricordare, italiani in gita non sapevano nemmeno cosa fosse e se ne sono andati).
Non mi piace perché non voglio che questa meravigliosa Italia diversa da nord a sud in ogni suo chilometro, divenga una puttana che tutti possono comprare e gestire come pare e piace.

Vorrei poter tornare a Firenze un giorno e trovare quello spirito verace, corrosivo e meraviglioso che ho trovato in tanti amici fiorentini, ma che a Firenze non ho trovato.

Mi spiace parlarne male, ma sappiate che non è una questione personale. E' Firenze, ma poteva essere qualunque altra grande città il cui turismo è una voce imponente nel bilancio.


p.s.: per tutti gli amici, lettori, fiorentini: so che ognuno di voi potrebbe farmi vedere la vera Firenze e sappiate che un giorno sarete costretti a fare da Ciceroni, ma bisogna permettere anche al turista svagato (in senso buono) e solitario di poter goderne anche senza guida della vostra anima fiorentina.

domenica 2 settembre 2012

Un sorriso vale più di mille parole

Ogni tanto qualcuno mi chiede, dopo che sono tornata da una rievocazione, un resoconto dell'evento. Io faccio fatica a fare una cronaca, perché una rievocazione non è un susseguirsi di cose viste, di dettagli filologici o meno scoperti, di richieste da parte dell'organizzazione, di posti visitati (ecco questo proprio no, visto che raramente abbiamo tempo per fare i turisti, anche se ogni tanto scappa). Soprattutto quando sono 10 anni che vai in giro per Italia e all'estero queste cose non le noti più, sono dettagli noiosi.
Quando vado in rievocazione spesso ritorno in campi che frequento da anni, mi guardo attorno per salutare i vecchi amici, stringerli in abbracci, sapere come stanno; dopo che è un anno che bazzico su fb essa è anche l'occasione per incontrare davvero i tuoi contatti, guardarli negli occhi e vedere delle persone dietro un profilo. Poi ci sono i rapporti diplomatici con gruppi, artigiani, organizzazioni, e queste le fai se sai di cosa parlare e come parlare.
In rievocazione a volte è anche difficile riuscire a uscire dal proprio campo visto la mole di lavoro che devi fare e l'attenzione a che tutto possa andare bene e tutto ciò non si può descrivere, perché non sono un manuale umano per nuovi rievocatori. 
La rievocazione la si deve vivere dall'interno, quando senti la fatica, la puzza, il dolore, l'umido sulla pelle; quando le cose vanno bene e altre le devi rimediare perché vadano bene; quando devi mediare con i caratteri di tutti e anche (a volte soprattutto) col tuo.
A volte torni a casa distrutta, a volte vorresti smettere, a volte sei felice e non vorresti mai smettere e capisci perché hai iniziato e perché vuoi andare avanti.
Di solito queste emozioni le provo quando torniamo da La Barben dopo una bella e conosciuta rievocazione francese dove è bello rincontrare gli amici, picchiare gli amici, ridere ed emozionarti quando tutti insieme (noi, i Blanc Manteaux, i Grifoni e tanti altri) vediamo i nuovi diventare sergenti o i meritevoli diventare cavalieri.
In Italia raramente provo la stessa emozione, forse perché raramente ci sono momenti in cui i rievocatori possono stare fra di loro oppure hanno la possibilità di gestire il proprio tempo e quindi "interpretare" un personaggio.
Brescia è stata così e ce la siamo proprio goduta.
Ma anche l'ultima, appena fatta, cioè Mantova Medievale.

Se non siete potuti venire vi siete persi una gran bella rievocazione!
Il prossimo anno pensateci e non fatevela scappare.

Ma quello che voglio dire non è tanto cosa abbiamo fatto, quanti amici ho rivisto, o quanto stupenderrima era la mia tenda arredata.
Quello che voglio dire è che a volte da una foto traspare quello che siamo e che le persone dovrebbero guardarle bene e capire che i preconcetti (anche in buona fede) sono deleteri. Quello che voglio farvi vedere è chi sono io davvero.
Perché quello che avete letto è solo una parte di me.
Una parte del mio lavoro da rievocatrice. 
Non so perché, ma per ora vi ho mostrato solo la parte che io sto stessa sto imparando, capendo nuove tecniche, antichi mestieri.
Quello che sono è tanto e tutt'altro. E chi mi conosce davvero lo sa.
Non cerca di mettermi in una scatola, in un ruolo, in una figurina. Chi mi conosce non si pone il problema di catalogarmi, perché lo sa che non è possibile e che non lo sopporto (chi lo fa scatena la mia ira. E non è un modo di dire).

A Mantova Medievale, come ci sta capitando da almeno un anno e più, ci sono stati tantissimi fotografi che ci hanno immortalato sia posando che prendendoci nella nostra normalità. Tutti i rievocatori lo sanno e il rumore delle macchine fotografiche si sente, ma dopo poco te ne fai una ragione e te lo dimentichi e sei te stesso.
Quindi il lunedì dopo trovi la vera motivazione per cui si rimane su fb: vedersi in foto!
E scopri quello che vedono di te gli altri e scopri anche cosa comunichi.

Di certo io aspettavo fortemente questa foto, chiesta e ottenuta da Camillo Balossini. Avevo arredato la tenda anche perché lui mi facesse quella foto. Mi serviva una foto seria, elegante e femminile. Mi serviva per quello che sto facendo anche qui sul blog.


foto di Camillo Balossini


Stupenda!
Molto meglio di quanto mi immaginassi. Ha tutto quello che mi aspettavo che si vedesse. Mi fa anche le gambe lunghe! 
Sono rimasta a guardarla per lunghi minuti e non trovavo niente che non fosse a posto, preciso, proprio come la volessi io. Balossini come al solito è riuscito a cogliere tutto il racconto che sta dietro a un personaggio rievocato e lo rende vivo. Qualcuno dirà che è tutto merito del rievocatore, ma io penso che se non è il "lettore" (cioè lo spettatore) che decodifica il nostro lavoro e la nostra passione, nessun altro lo può fare.
Lui lo ha fatto e io ne sono felice.
Se volete vedere le altre sue foto di Mantova Medievale le trovate qui sul suo profilo fb.

Poi più il tempo passava e più foto veniva fuori e le emozioni ritornavano alla memoria (beh non era passato tanto tempo, ma capite sembrava di essere di nuovo lì sul lungo lago). E vedi particolari che ti erano sfuggiti, eventi che avevi perso, situazioni ricreate per dare l'idea di essere tornati nel 1403 (noi c'entriamo come i cavoli a merenda, ma tant'è!). Ridi, ti emozioni e poi ti vedi!
Ti vedi per come sei, per quello che hai vissuto, per quello che in una rievocazione ti ha emozionato davvero. E sei felice a vederti così.
Ripensi alla fatica, alle botte prese in testa, al dolore al polso colpa di una scudata; senti ancora il fiato corto, la milza dolorante, la tachicardia che ti toglie il fiato; la testa che ti scoppia dal gran caldo, il respiro bollente. Ricordi tutto, ogni singolo istante e...sei felice.
Perché non c'è manufatto che io possa fare che possa strapparmi la stessa sensazione di essermi guadagnata il mio posto come stare in seconda linea, dire scemenze con bestioni il doppio di me prima che lo scontro abbia inizio, ma che si comportano come se il sesso non fosse un problema: se sei sul campo di battaglia vuol dire che sei pronta a prenderle e che non scapperai dalla mamma piangendo. 
E io sono pronta. Sono diventata pronta con tutti i lividi che mi sono fatta in allenamento durante l'inverno a scherma, con tutte le botte prese, con tutta la fatica e il voler spostare il limite fisico un po' più in là.
E allora ho visto che chi sono veramente io a volte viene fuori in tutta la sua verità e spontaneità.


foto di Paolo Tamassia
e il suo album fb di Mantova Medievale 

Eccomi dopo una delle più divertenti e oneste battaglie che io abbia mai fatto negli ultimi tempi (ovvio tolta la Barben). Ne ho prese tante, mi ha abbattuto una alabarda sulla crapa che mi ha fatto vedere le stelle, ma non sono mai stata bene come in quel momento. E sì, ridevo di gioia!
Questa sono io: con 12 kg di armatura (solo perché è più corto l'usbergo, ma ne avrò uno corretto!), con il gambeson che puzza come 10 capre, con il fisico da "Sergente Bialetti" (primo soprannome datomi), con tutto il possibile per mascherare che io sia una donna.

Tutto il resto è uno stupendo corollario (che vorrei aumentasse ovvio) di una rievocatrice che ha iniziato a fare rievocazione perché poteva finalmente imparare a combattere con una spada vera e che non vorrà mai smettere di farlo, anzi che vorrà spostare il limite del proprio fisico un po' più in là e capire davvero quanto cavolo sia faticoso fare il cavaliere!