giovedì 7 febbraio 2013

Riflessioni notturne post allenamento

Stasera sono proprio stanca.
Partivo già con la schiena mezza bloccata, ma non ho voluto saltare l'allenamento. Scherma medievale è l'unico sport, chiamiamolo così, a cui non mi do scusanti per bigiare.
C'è qualcosa che mi spinge ad andare.
Non è arroganza, perché sono un veterano per anzianità non certo per eccellenza. 
Sono scordinata, mi dimentico le sequenze, tendo a perdere il baricentro. Tutte cose che non vanno bene. Tutte cose che si notano quando si fanno i duelli in libera. Stasera mi sono beccata almeno 3 colpi non visti in testa dal Maresciallo. Tre colpi che mi hanno rimbombato nella testa e nel naso. 

Tempo, distanza, opportunità.
Tutte cose che si imparano, ma che devono diventare meccaniche.
Non ci sono ancora.

Eppure questo invece che scoraggiarmi mi sprona.
Chi mi conosce sa che tendo alla pigrizia e che dico sempre che devo andare in palestra ma non ci vado mai.
Eppure un'ora e mezza di scherma è fatica, ma mi ricarica.
Mi mette a confronto con me stessa e coi miei problemi.
E' il limite oltre al quale devo andare.
Il limite oltre la schiena bloccata e dolorante; il limite oltre al ginocchio che scricchiola e che deve essere supportato dal tutore; il limite oltre all'altro ginocchio che ogni tanto si offende. Il limite oltre il destino che mi porto dietro.
So che posso andare oltre a quel limite, lo sento, lo capisco e lo percepisco.

Indossare il tutore nello spogliatoio precede lo stesso gesto in rievocazione sotto le calzabrache.
Scaldare i muscoli prima dell'allenamento precede la preparazione alla battaglia.
Indossa ogni singolo elemento dell'armatura è ricordarmi che posso farcela.
Chi non mi conosce, chi non ha passato con me i momenti difficili legati al fisico non capirà quanto per me ogni singolo allenamento sia un vero inno a me stessa, a quello che posso fare e che potrò fare, al sentirmi viva.

Stasera gira così, dopo aver fatto un allenamento curato, faticoso, io e mio fratello e basta col maestro (certo che se il Maresciallo non avesse atterrato Saetta dopo 2 minuti di libera, magari riuscivamo a fare di più), gira che tutti muscoli domani saranno offesi e non mi parleranno, ma alla fine va bene così.

Buona notte.

mercoledì 6 febbraio 2013

Mercatino di Natale 2012

Eheheheheheh! Credo che abbiate capito che io tendo a scrivere spesso in ritardo e a dimenticarmi i post che dovrei e vorrei fare; soprattutto credo che abbiate capito che recupero anche fuori stagione.
Quindi con enorme ritardo vi racconto che sotto Natale 2012 ho partecipato alla fiera degli hobbisti nella piazza Ghiaia della mia città.
La Ghiaia era il fu letto del torrente Parma (lo testimonia la presenza delle arcate del ponte romano), ma a seguito di una tremenda alluvione nel 1200 circa, con conseguenza spostamento del torrente stesso, è rimasto ad uso della città. Fu piazza normale con il suo vario mercato di frutta e bestiame e macello pubblico. Ora è un "non so cosa esattamente, ma dovrebbe essere un mercato cittadino". Infatti una recentissima storia ne ha snaturato la funzione, cercando di rendere elegante e funzionale una piazza che è sempre stata il cuore alimentare e non solo della città, luogo di incontro e di pettegolezzo, luogo di urla e di mercanteggiamento. "Andare in Ghiaia" ha significato andare al mercato a fare la spesa. Ma i banchi non sono chic...e Parma ci tiene ad essere chic, a dimenticare il suo passato anche contadino e di chi si sporcava le mani, anche se quell'epoca era anche quella dei grandi intelletti. Questa però è un'altra storia e vedremo se avrò voglia di raccontarla.


scorcio del mercato e della piazza.
Sì, la copertura è ultramoderna 
(che non c'entra un fico secco con il contesto, copre anche la visione di molte abitazioni)
metallo e plexiglass.
Lasciamo ai posteri i commenti che è meglio.


Torniamo a noi.
Lavorare a maglia mi piace; ho imparato da bambina fra suore e mamma; poi ho lasciato perdere. Negli ultimi anni ho ripreso per tante motivazioni, fra cui anche non perdere l'arte (che ho messo da parte, ma se non la si usa un po' la si perde!).
Una mia amica (Ilenia di Leggende Segrete) mi ha passato il contatto del Comune e, pagando una cifra assolutamente ridicola di plateatico, ho preso il banchetto per due domeniche: il 16 e il 23 di dicembre.
Siccome non avevo abbastanza oggetti da riempire un banco di tre metri (santi i tavoli prestati da Cinzia!) ho coinvolto Lara e sinceramente sono state due giornate sì freddissime, ma assolutamente divertenti.

Vorrei dire che la crisi si sentiva palpabile anche in quel mercatino, ma preferisco raccontare che abbiamo chiacchierato tanto; conosciuto "vicini di banco" interessanti e divertenti; che ci siamo rifocillate in un bar meraviglioso che faceva i cappelletti a una cifra modica; che abbiamo bevuto the bollente dal termos; e che fare l'ambulante non fa per me, ma occasioni del genere non si devono mollare. 

Ah, anche un grazie enorme ai miei zii che sono passati e hanno comprato da noi i regali di Natale.


piccola carrellata dei nostri lavori.
Scialli, scaldacollo in lana, pellegrine in lana (io)
Cappelli da gatto in pile (Lara)
Ferma scialli in pasta modellabile (Ilenia)
Gioielli con materiali di recupero, perle (Lara)
Gioielli con bulloni e perle (Lara)
Amigurumi, topi e vermini, in lana (Io)
Presine (Io)
Nodi marinai (Lara)
Scacciapensieri con chiavi (Lara)
Stelline chiudipacco o addobbo natalizio in cotone (Io)
Biglietti di auguri dipinti a mano (Lara)
e infine i meravigliosi alberi di natale di recupero coi giornali! (Lara)



il nostro banchetto riempito all'inverosimile alla fine.
E Lara in versione "zarina di tutte le Russie" 


 perché se vuoi trovare i nostri oggetti li puoi trovare su
Il mio negozio è "Un the con le Parche"


Ilenia che fa da custode e venditrice (potete trovare le sue cose nel suo negozio su etsy ) nel suo doppio banco che condivideva con Krystina di Emporio Stravagante sempre su a little market (impegnata quella domenica in un trasloco). 


 Foto ricordo.



lunedì 28 gennaio 2013

Scarsella con pavone

Gestendo la pagina facebook di questo blog e il blog stesso mi sono resa conto che devo essere più coordinata. Facebook è un mezzo molto più immediato e sinceramente necessita di pochissimo scritto, ma molte immagini; tutto il contrario è il blog il quale è un diario e quindi ha una comunicazione prettamente verbale e non fotografica. Però...però...qui si perdono i pezzi e gli avanzamenti.
Difatti se sono arrivata a ricamare una balena duecentesca è perché prima c'è stato un pavone che si è trasformato in borsa da donna medievale.
Premetto che non ho fatto la riproduzione di un reperto, ma che ho fatto un po' di fantasia, ma quello che mi interessava era capire come lavorare in piccolo e in complessità e come trasformare il tutto in un oggetto utile per la rievocazione.
Ho scelto un pavone di origine anglosassone, anche se tirato giù da un libro di ricami di ispirazione irlandese. Premetto che non amo chiamare celtico quello che è alto medievale irlandese perché a mio modesto parere è come se chiamassero me latina romana: anche se ci sono tante cose in comune, di acqua ne è passata sotto i ponti e soprattutto ne è passata di filosofia, visione sociale e religione. Non amo nemmeno parlare di medioevo come un ammasso indistinto di mille anni di storia e di geografia; non amo nemmeno parlare di storia romana confondendo epoca monarchica, repubblica, impero e tardo impero. Questi mischioni li lascio a chi non vuole approfondire e non vuole nemmeno capire.

Perché ho scelto il pavone? Col senno di poi non avrei dovuto, ma mi piaceva e mi piaceva la sfida di doverlo ben colorare e non renderlo monocolore. Riguardando il libro di Pastouerau mi rendo conto della differenza stilistica enorme (il mio forse è un po' troppo una revisione moderna), ma soprattutto il suo significato.
Procediamo con ordine.

foto riassuntiva del lavoro
dalla scelta dei colori e delle matassine, al procedimento del ricamo, qualche dettaglio dei punti.

La cosa difficile è stato il continuo cambio di colore e addirittura con un colore dovevo fare un piccolissimo pezzo, ma almeno mi è servito come scuola di ricamo e di pazienza.
Ma torniamo al nostro pavone e al suo significato, tenendo come riferimento sempre "Bestiari Medievali" di M.Pastoureau.

I medievali riconoscono al volatile bellezza estetica, ma sono orripilati dal suo verso e dal suo modo di fare e per questo motivo lo paragonano all'uomo orgoglioso che gira a testa alta, ma che "si riempie di vergogna quando si accorga che cammina nel fango dei suoi peccati".
Anche questi animali sono considerati poco proliferi per colpa del maschio che troppo vanesio non attrae le femmine e poi troppo egocentrico le disturbano durante la cova, rompendo le uova.
Viene portato anche nelle mense, ma più come ornamento che come cibo, perché si ritiene la sua carne dura e puzzolente.

Per ora poco da dire sull'animale, ma sul ricamo dico che sono soddisfatta di me, ma che avrei potuto fare questo tipo di pavone tratto dal manoscritto ms Ashmole 1511 nel foglio 72, che potete vedere in questa pagina.




manichini uomo donna medievali
presso il mercato dell' 8 dicembre 2012 in via XXII luglio, Parma
dove la Mansio Templi Parmensis ha allestito un angolo di didattico sul medioevo.


venerdì 25 gennaio 2013

La balena duecentesca

La serie del ricamo si ingrandisce con un pezzo duecentesco e anche di un punto in più da ricamo.
Sotto potrete vedere come la follia del rievocatore possa avere la meglio su qualunque neurone possa egli/ella possedere. E purtroppo credo che questo sia solo l'inizio.
Una balena ricamata a punto erba per i contorni e a punto catenella per il riempimento.

La parte più difficile è poter rendere a ricamo ciò che è stato dipinto, difatti, a mio parere, per quanto la resa sia buona, le differenze ci sono: rendere il tratto sfumato mi è stato possibile solo nella testa e nella pancia mentre sarebbe stato più complicato nelle squame; qualche tratto nero è stato perso (rendendo la balena più "giovane"); il colore non era proprio identico soprattutto per i pesci che ho fatto di due sfumature di ocra, completamente differenti dall'originale (erano un colore mischiato fra ocra, rosso e verde).
Ecco il risultato:





Sì è una balena. No non è un pesce normale, ma grande. Sì credetemi è una balena.
L'originale è tratto dal manoscritto Harley 4571, conservato a Londra, ma che potete trovare le altre immagini in questo sito, ma che io ho potuto trarre dal libro meraviglioso "Bestiari medievali" di M. Pastoureau.
Leggendo l'articolo a lei dedicato nel libro, si capisce che la biologia marina per i medievali era un po' approssimativa: grosso pesce, meraviglioso, che si mangia pesci piccoli, che dorme tanto che sul dorso che spunta dalle acque cresce erba; spesso viene scambiata per un'isola. 
La balena è un animale mitico, sconvolgente e di certo prima che arrivasse Melville con la sua "Balena Bianca" oppure Collodi e Pinocchio, la Bibbia ci aveva narrato la storia del profeta Giona che visse nello stomaco della stessa vivendoci anche comodo, la narrativa alto medievale di san Brandano che visse sul dorso.
La stupefacenza dell'animale non lo esime dall'avere anche un lato diabolico o negativo: essa è seduttrice. Attraverso il suo alito attira i poveri piccoli e innocenti pesciolini per cibarsene (ovvio che i medievali non sapessero dell'esistenza del plancton e del fatto che la balena non ha denti, ma vabbè). Alla balena poi si associa il Leviatano biblico.

Molto più divertente è leggere che gli scienziati d'allora si domandassero come potessero accoppiarsi, prevedendo semi maschili che viaggiano nel mare per andarsi a mettere "dove deve", a misteriosi organi preposti a questo; di certo avevano indovinato che le balene sono poco prolifere, partorendo uno o due balenottere. Avevano anche confuso le specie dicendo che il capodoglio fosse il maschio della balena.
La caccia della balena è pericolosa e non si può affrontare da soli.

Il domenicano Vincenzo di Beauvais, nel XIII secolo, racconta le varie fasi sottolineando che è fondamentale per la caccia la musica del tamburo e dei cimbali: sembra infatti che la balena sia sensibile alla musica. Quando sembra sedata il più ardimentoso la infilza con un arpione, ma tutti si devono allontanare perché essa si dibatterà fino allo sfinimento (ora mi sfugge, leggendo, come sia possibile allontanarsi velocemente da una balena ferita, ma tant'è), a quel punto tutti insieme la si uccide.
Prodotti ricavati: olio, grasso, carne, ossa, fanoni, lingua, denti, pelle. Come si sarebbe potuto dire "della balena non si butta via niente".

Balene particolari.
Cete: maschio della balena. Guillaume le Clerc, nel suo "Bestiaire divin", lo nomina, diversificandolo dal capodoglio (che quindi viene scalzato di ruolo), ma dice solo che è pericolosissimo, incredibile e malefico.

Serra: tipo di balena, ma ibrida. Mezzo pesce e mezzo uccello, "possiede due grandi ali e sul dorso ha una lunga cresta ornata di aculei che le permette di infilzare le navi, di sollevarle in aria e di trasportarle molto lontano dal luogo dove intendevano andare, per poi, quando è stanca, lasciarle cadere tra le onde. La nave si spezza e i marinai muoiono annegati, senza viatico né sepoltura..." *
Se volete vedere come la immaginavano, ecco una prima immagine e una seconda immagine (un grazie all'amica Momo Girfalco che mi ha aiutato a trovare le foto). 

E questa è la balena.

Spero di aver voglia di fare tanti altri animali per poi poter raccontare la loro storia e condividere con voi tante cose e scoprire come vedessero i nostri avi gli animali.





NOTE:
* "Bestiari Medievali" di M. Pastoureau, Einaudi editore.