lunedì 25 marzo 2013

Palermo in rosa e in nero

Sono appena tornata da Palermo per una 4 giorni di ferie turistiche scarpinanti su e giù per le vie del centro e alla fine me ne sono tornata a casa un po' confusa.
La scelta del titolo del post è dovuto all'omaggio dei colori della squadra di calcio della città, ma anche per spunto per raccontarla dal punto di vista del turismo.

Di rosa c'è sicuramente il clima: partita da Milano con pioggia e umido e freddo, si arriva con il sole (anche se poi ci ha regalato 2 gocce di pioggia) e con un clima mite e con aria fresca.
Di nero c'è lo smog.

Aeroporto di Linate: partenza!

Chiesa di San Giuseppe dei Teatini

Fontana Pretoria.

Di rosa c'è il cibo: abbondante da dover scarpinare tutto il giorno per non ingrassare, pesce buonissimo (e detto da una che non riesce a mangiare il pesce cotto, ma solo quello crudo per una strana intolleranza alimentare), presente ovunque e dovunque.

[Non essendo una food blogger, non mi è venuto mai in mente di fotografare i miei piatti: ha sempre vinto prima lo stomaco sull'occhio.]

Di nero c'è il traffico.
Di rosa c'è la natura delle palme, dei giardini, delle piante grasse che rallegrano palazzi, finestre e angoli di vie.

stradina laterale dalle parti di Palazzo dei Normanni.
Sulla destra della scala c'è un ottimo ristorantino dove ho mangiato un ottimo piatto di pasta con gamberoni, zucchine e pomodorini. Che buoni i gamberoni...

 via Roma: ci hanno spiegato che è una delle vie più importanti e belle e in effetti è molto curata e ben tenuta. Dalla cartina sembra che possa essere un antico decumano romano.

 palazzo di fronte alla Cattedrale in via Vittorio Emanuele

giardino di Villa Bonanno, vicino a palazzo dei Normanni: è in restauro o mantenimento e quindi non siamo riusciti a capire dove fosse possibile vedere i resti di una villa romana. Persa.

Di nero c'è l'abbandono totale e disarmante di palazzi meravigliosi, di vie sporche, di pozze d'acqua provenienti da tubature nascoste rotte, di rovine di palazzi di cui non si capisce nemmeno di che epoca fossero.

 palazzo privato in via Alloro

via Vittorio Emanuele, forse l'antico cardo romano, via del centro molto importante, ma non ben tenuta. Peccato.

palazzo sconosciuto dalle parti di Porta Nuova a fianco del complesso del Palazzo dei Normanni: restaurato a metà.

Di rosa c'è il tentativo di riprendere il "possesso" della propria bellezza cittadina e tenere pulite le strade e ricostruire i palazzi, adibire i palazzi antichi a musei e conservarli.

Palazzo del museo archeologico Salinas, facciata su via Roma: chiuso per restauro dal 2011.

 Galleria regionale nel Palazzo Abatellis in via Alloro 4: aperto e ben restaurato.

Palazzo privato di via Alloro.

Di rosa ha angoli meravigliosi, con piccole sorprese fatte da persone o situazioni che ti fanno capire che la vita va avanti.

 una natività nel portone di un cortile interno di un palazzo

 un artigiano di burattini

un carretto pieno di carciofi! Oh, come lo avrei assaltato volentieri!
Peccato che non li abbia mai trovati nei menù. 


Museo delle Marionette, in via Pasqualino.
Bello poterlo confrontare con quello di Parma: pezzi totalmente diversi, ma spazi poco usati e dispersivi. Avrei preferito avere un po' più di teche per poter vedere ulteriori pezzi.

Di nero c'è che non esistono orari certi per vedere i musei o le chiese; ci sono musei chiusi da almeno due anni per restauro e le collezioni sono sparse per la città (cosa non agevole per un turista); non ci sono indicazioni per vedere reperti archeologici, pittori o altro e se non hai una cartina o guida ben documentate non puoi andare alla ricerca.

Chiesa di San Francesco.
La foto è fatta da una bifora che divide la chiesa e la biblioteca Francescana annessa. Mentre ho fatto la foto ho potuto vedere che ci girava gente dentro, ma quando siamo andate a visitarla era chiusa, murata, inaccessibile. Persa.
Di fronte c'è l'Antica Focacceria di San Francesco chiusa per cambio di gestione.

Quello che mi è venuto da dire, anche parlando con le stagiste del museo diocesano (poco visitato perché poco conosciuto e sponsorizzato) oppure i ragazzi del liceo che facevano i volontari per la giornata del FAI (bravissimi e molto motivati), è che Palermo non è una città per turisti, ma purtroppo è una città normale che vive su allori meravigliosi dati da una storia millenaria e multietnica (cosa che si vede tutt'ora nei monumenti e nella gente che cammina per le strade), ma che si comporta (e queste sono parole di mia mamma che era con me a in gita) "come una bella donna aristocratica che fidandosi della sua bellezza non l'ha curata ed ora è in totale disarmo".
Questa cosa è per me, ma credo anche per altri, assolutamente triste e demoralizzante.

Per chi un po' mi conosce sa che non amo le città turistiche, anzi mi sento come un criceto in una palla da far girare e spennare; amo le città che mantengono la propria identità unica e irripetibile, ma che si possano girare senza che qualcuno mi faccia capire che non è il caso che si passi da una zona o l'altra, ma senza dover essere rimpallata da un edificio all'altro per cercare un qualcosa di culturale che poi non si trova oppure dover fare le corse perché forse fra 2 minuti in modo incomprensibile quella chiesa potrebbe essere chiusa.
Sì lo so, mi rendo conto che forse chiedo troppo eppure ho visitato altre città che mi hanno dato questa sensazione e mi chiedo sempre se siano degli unicum, delle normalità oppure... Anni fa sono stata a Catania e ricordavo una città ospitale, facile da girare, pulita (malgrado la cenere) e accogliente, tanto per fare un esempio siciliano.


"Bottino di guerra": fra libri (tanti), cartoline, borse, magliette e magneti.
E per fortuna per il mio portafoglio (e quello dei miei genitori soprattutto) che avevo solo il bagaglio a mano, ma se avessi portato un paio di magliette in meno avrei potuto prendere un libro in più.

Torno da Palermo confusa, lo ammetto.
Ho visto tante cose, ma sono convinta che tante altre me le sono perse per manifesta "sparizione" delle stesse; ho visto persone, ma poche si sono lasciate conoscere (non è un'accusa, ma un dispiacere, anche se posso capire che la città possa essere di carattere chiusa) anche se gentilissimi tutti; mi aspettavo di essere stordita da tanta bellezza e invece sono rimasta disillusa dalla realtà.
Palermo è una città da rivedere, fra qualche anno, per sperare che certi semi che ho visto possano aver portato frutto e aver reso onore alla sua Storia passata, ma soprattutto per quella futura.

giovedì 7 marzo 2013

La Pastinaca

Dopo aver parlato di carote è doveroso parlare anche della pastinaca, perché in molte ricette è facile trovarle in sostituzione l'una all'altra.

foto tratta da cucina naturale dove potete anche trovare qualche indicazione

Nome scientifico: Pastinaca sativa
Origine: Europa
Aspetto: "lunga radice a fittone biancastra, foglie pennate con tre-cinque coppie di foglioline ovali a margine dentellato; fusto robusto, cavo, scanalato come il sedano; la radice emana un accentuato profumo di carota ed ha un'anima legnosa che va ovviamente scartata; rispetto alla carota, la consistenza della polpa è più farinosa e il sapore tende più al dolce che all'aromatico." (1)

Ricette:
1. composte
2. insalate
3. fritte

Periodo di maggior apprezzamento:
XV-XVI secolo


Ricetta di Anonimo Padovano: (databile fra la fine del XV secolo e l'inizio del XVI secolo)
FRITTELLE 1:
2 libbre di pastinache private dell'anima legnosa e lessate
4 once di mandorle
1 oncia e mezza di spezie
un poco di uva passa
olio

Prendere le pastinache lessate e pestarle ben bene, aggiungervi le mandorle, le spezie e l'uva passa finché non sono ben amalgamante. 
Friggere nell'olio.

FRITTELLA 2:
pastinache
formaggio grasso
uova
pepe
spezie 
zafferano

Il modo di prepararle è uguale a "Frittelle 1".

FRITTELLA 3:
pastinache
noci
spezie
acqua
farina
zafferano

Il modo di prepararle è uguale a "Frittelle 1".

FRITTELLA 4:
16 pastinache mondate e lavate in acqua e sale
18 mele mondate e lavate in acqua e sale
farina
acqua
vino
spezie
zafferano
olio
miele

Affettare le pastinache e le mele.
Fare una pastella con farina, acqua, vino, spezie e zafferano.
Ricoprire le pastinache con le mele della pastella in modo omogeneo.
Friggere in olio.
Servire ricoperte di mele.


A me è venuta fame a solo scriverle (soprattutto l'ultima versione). E a voi?
Buon appetito

NOTE:
1. "La cucina medievale" di E.Carnevale Schianca

martedì 5 marzo 2013

Secondo Stage Scherma Medievale con la Mansio

Di questo secondo stage non ho foto da postare, visto che causa spostamento della data pochi sono riusciti ad esserci.
Comunque abbiamo ben lavorato.

Il Maresciallo ha fatto un corso intensivo a fratel Rolando dalle 10 alle 16, tolta la pausa pranzo; ed io ho insegnato tutti i colpi alti ai novizi.

Mi è piaciuto notare come a distanza di un mese le cose fossero rimaste in mente e malgrado la stanchezza mattutina e la coordinazione, si è potuto aggiungere materiale e provare molte più cose.
Lavorare in modo organico mi ha fatto capire come sia per i novizi più comprensibile:
colpo x dritto e roverso; risposta/difesa y dritta e roversa.
Quello che mi ha sorpreso maggiormente è stato notare che al pomeriggio messi l'uno contro l'altro a coppie si rendessero conto da soli dove sbagliavano. 
Facendo un paragone con noi veterani, trovo questo approccio all'esercizio schermistico molto stimolante non solo perché permette di far capire meglio il gesto, ma anche per notare che le cose non si fanno passivamente ma si cerca di ragionare.
Tutti i nostri allenamenti settimanali hanno una componente fisica e una componente teorica: essendo in pochi il Maestro può seguire con attenzione ognuno di noi e notare errori e potenzialità. In più è assolutamente interessare come ognuno di noi ragioni in modo differente in base alle proprie capacità fisiche, costituzione e "mentalità bacata".
Vedere questo ragionamento nei novizi è stimolante e mi spinge maggiormente non solo a cercare di capire per divulgare al meglio e cercare dall'inizio a non avere difetti grossolani, ma anche a capire meglio il gesto atletico non visto in senso teorico ma pratico.
Vedere di fronte a noi un avversario e non un nemico è un cambio mentale importantissimo perché si elimina la scarica adrenalinica negativa (fatta per fare male), preferendo quella costruttiva che attiva muscoli e cervello.

Il secondo stage è stato comunque costruttivo e impegnativo e l'allenamento di ieri sera è stato massacrante per me e il Maresciallo, dovendo seguire i ritmi di coloro che non hanno potuto esserci e quindi erano freschi.

Tante domande sono venute fuori, ma anche tanti stimoli.
Prossimo step è far analizzare dal Maestro i filmati della volta scorsa e confrontarli con quelli che faremo al prossimo allenamento settimanale.

Abbiamo veramente tanto lavoro da fare, anche a livello fisico e atletico, che malgrado le passeggere incavolature c'è solo da essere positivi e stimolati.

Indicativamente il 21 aprile avremo il terzo stage.

lunedì 4 marzo 2013

Le carote

Riprendiamo a parlare di alimenti che troviamo nelle nostre tavole, ma che sono state a quelle dei nostri avi da tantissimo tempo.
Cercherò di parlare sempre di frutta e verdura di stagione visto che io per prima, figlia del benessere e delle tavole imbandite, faccio fatica a capire la vera ciclicità della natura: ogni giorno dell'anno, attraverso la globalizzazione, abbiamo frutta e verdura in abbondanza e senza stacco di sorta sulle nostre tavole. Invece fino a dopo la seconda guerra mondiale la natura entrava nei piatti e ne usciva anche, dando ai nostri palati e al nostro fisico differenze e qualità.

Ho deciso di parlare di carote anche un po' a caso e un po' ripensando al fatto che dall'anno scorso all'Esselunga era possibile trovare delle carote viola sconvolgendo tutti. Qualcuno ha urlato in modo forsennato alla manipolazione genetica, agli ogm, all'arroganza dell'uomo; qualcuno le ha guardate dubbiose; qualcuno come me e qualche amica le ha comprate, mangiate e gustate. E soprattutto tinte le mani. Già esse tingono come l'inchiostro. Meravigliosa cosa.

Partiamo dall'inizio e come al solito uso il libro "La cucina medievale. Lessico, storia e preparazioni" di Enrico Carnevale Schianca, come punto di riferimento e di citazioni.

Pianta delle ombrellifere di cui si mangia la radice
Nome tecnico: Daucus carota

Le varietà erano in passato varie:
viola: coltivata dai Romani nel I sec. a.C., importando i semi dall'Oriente, ma con scarsi risultati di interesse visto che si estinse presto. 
rossa: segnalata in Siria nel III-IV sec e considerata molto succulenta.
giallo-verde: conterranea e contemporanea a quella rossa.
Queste due ultime rimasero in auge per molto tempo.
Gli arabi la introducono in Spagna nel XI secolo e in Italia nel XIII secolo.
In quel periodo le varietà più diffuse furono quelle violacee, rosse e di mutanti gialle e bianche.
Quelle arancioni che tutti noi conoscono arrivano sulle nostre tavole nel XVII secolo e sono di importazione Olandese, dove vennero selezionate in onore della casa d'Orange.

Ostia antica: insegna di una taverna romana

Qualità:
la carota venne ritenuta molto diuretica e importante per la bile, ma anche afrodisiaca.

Grande diffusione:
soprattutto nel Quattrocento e nel tardo Cinquecento, ma da lì in poi fu sempre presente nelle mense di grandi e poveri.

Consumo:
raramente in insalata;
spesso in agrodolce;
famose soprattutto dal  XVI secolo in composte.

Ricette:
1) in agro dolce: cuocerle sotto le ceneri calde e poi condirle con olio, aceto e mosto cotto o sapa (di origine romana. Io la trovo all'Esselunga nella zona degli aceti e olii).

2) in insalata: Il medico genovese Ambrogio Oderico nel XVI secolo consiglia di lessarle e poi condirle con aceto, finocchio, zafferano e cinnamomo e servirle come intermezzo nelle cene invernali.

3) in composta: nel "Menagier" si puliscono, raschiano e tagliano a pezzi, cotte al dente, scolate e passate in acqua fredda e poi cotte nel miele.

Adesso provo a scartabellare negli altri libri per cercare altre ricettine carine.