venerdì 26 luglio 2013

Bardi: un giorno da medievale. Tanta didattica a ritmo continuo

Dopo qualche giorno dall'evento, posso dire che ne siamo usciti splendidamente vivi. 
L'evento di Bardi è stato impegnativo, stimolante e faticoso. Mentre a giugno eravamo relativamente in pochi (solo la Mansio Templi Parmensis e pochi amici di altri gruppi) e poco si poteva allestire, ma splendidamente abbiamo fatto tutto, questa volta eravamo in tanti, più gruppi (Grifoni Rantolanti, Militia Sancti Micheli, Civitas Zumellarum, La Compagnia della Rosa) e poche teste pensanti (non che le altre non lo siano, ma i coordinatori devono essere per forza pochi se no è il caos).
Ricostruire l'interno di un castello medievale è il sogno di moltissimi rievocatori del periodo non solo perché con l'età la voglia di stare alle intemperie scema, ma anche perché un castello ti permette di fare e ricostruire cose e situazioni che non sono fattibili in campo.
Prima di tutto le botteghe, le stanze, la cucina attrezzata; poi i vari amministratori, ufficiali, mercanti o semplici uomini e donne. Ti si apre un mondo di possibilità che sarebbe veramente bello poter cogliere al balzo, e mentre noi rievocatori siamo pronti e desiderosi, ci chiediamo se lo siano anche i veri amministratori di questo nostro patrimonio artistico così ampio.

Come sapete il mio pallino è la divulgazione, soprattutto in ottica diversa, moderna, fruibile, ma storicamente corretta e questo evento è stato davvero questo. Non mi lodo e non mi imbrodo, come si suol dire, ma lo abbiamo visto nell'affluenza (considerando che c'era da pagare un biglietto d'ingresso); dalle persone che si sono fermate a vedere, a chiedere, a curiosare; dai bambini che al massimo sbuffavano per andare a vedere altre cose nel castello oppure che tornavano anche da me per farsi insegnare qualcosa, per imparare; dalle mamme che chiedevano chi siamo, cosa facevamo e che, sì!, ci avrebbero fatto pubblicità anche nelle scuole. Quando sei in rievocazione hai un pubblico vario e molto spesso svagato, ma a Bardi c'è stato qualcosa che ci ha stupiti e stimolati tutti.

Ognuno di noi aveva la sua stanza che condivideva con un compagno di lavoro in modo che non fosse da solo e in caso di bisogno, o di turno cibo, la stanza non venisse abbandonata. Io per la seconda volta ho potuto allestire un'ipotetica bottega da sartoria. Al di là che per tutta una serie di cose non abbiamo ancora gli arredi storicamente corretti (ma incrociate le dita perché se le amministrazioni capiscono...) e quindi abbiamo fatto quello che si poteva con quel che si aveva; al di là che la nostra filosofia non sia quella di fare un modellino ma di cercare di personalizzare nei limiti dei possibili per rifar rivivere non il personaggio medio medievale, devo dire che la stanza faceva il suo effetto di verosimiglianza. 

Ecco quindi la bottega della moglie di un sarto in ascesa economica.
Vestiti sparsi, oggetti, stoffe su panche, appese ai muri, sui tavoli per far vedere al compratore tutto quello che può offrire.


Essere pronta a qualsiasi richiesta

o semplicemente dedicarsi a progetti e lavori che poi arricchiranno le case dei nobili.



Ricostruire questo ipotetico personaggio mi ha permesso di poter spiegare in modo più ampio, tridimensionale la vita che girava attorno a un semplice abito: la lavorazione delle stoffe, la tintura, il significato dei colori, l'importanza del racconto che si ricama, del lavoro dell'apprendistato e delle donne, della vita dei mercanti (e poi non c'era tempo per parlare delle corporazioni e della politica).
Vedere che negli occhi della gente quella stanza raccontava un mondo vivo, fatto di persone e di fatica e non un semplice compendio di date e di numeri, è stato per me un fatto nuovo.

La didattica "libera" si è svolta tutto il giorno a ritmo continuo lasciando che le persone entrassero ed uscissero dalle stanze incuriositi. Chiacchierare di Storia partendo da un abito e da una semplice domanda permette di seguire il flusso di pensiero della gente che magari la Storia l'ha solo studiata sui libri e nessuno gliela ha fatta amare.


Visita guidata al castello con doppia spiegazione: una guida per il castello e noi tutti per i dettagli di vita quotidiana. La gente era così numerosa che nel pomeriggio abbiamo dovuto separarla in due gruppi.
La cosa difficile è che in 5 minuti bisogna dare loro nozioni e stimolarli a volerne sapere di più.

Vedere che le bambine, quelle stesse bambine che nella loro vita giocano cantano urlano e si fanno belle come le loro compagne, rimangono affascinate dal ricamo (e proprio da me, a cui non mi sarei mai data così credito) e vogliono imparare, capire, vedere, provare anche se hanno paura dell'ago.

Telaio tondo piccolo, non filologico, ma utilissimo per poter far capire meglio alle bambine come si lavora.

Vedere i bambini affascinati mentre gli spiego perché sto ricamando un bestiario, che cosa sia un bestiario e vedere che anche loro come i nostri avi hanno gli occhi che si illuminano a pensare che potrebbero incontrare un drago (anzi che un dinosauro è un po' un drago), che potrebbero andare a caccia dell'unicorno e che la balena è un grosso pesce (anche se sanno benissimo che è un mammifero, anche se i più piccoli non riescono a dire "cetaceo") e che potrebbe portarli in giro per il mare.



La giornata è stata fisicamente stancante, ma emotivamente e mentalmente stimolante.
Ringrazio tutto il mio gruppo che dopo tanti anni di convivenza ragiona come un sol corpo in cui ognuno di noi è un elemento: funzioniamo insieme, ragioniamo nella stessa direzione, ma ognuno sa cosa deve fare. Abbiamo fatto un ottimo lavoro che è solo la prima pietra, speriamo. Grazie.
Ringrazio tutti gli altri rievocatori, gli Amici che la Storia ha unito, per aver appoggiato il nostro progetto e per averci partecipato con entusiasmo e attenzione.
Grazie al castello con il suo fantasma silente, con la cooperativa Parmigianino e con il comune e i vigili per i permessi (autorizzazioni, permessi transito, palestra) per averci permesso di realizzare un piccolo sogno.
E in fine un grazie ai fotografi Marco Elli, Luca Verzeroli, Roberto Fusconi e Monia Boscolo a cui abbiamo chiesto l'immane compito di documentare tutto quello che facevamo, di vederlo attraverso i loro occhi e di poterlo raccontare a voi anche con le immagini.

lunedì 1 luglio 2013

Cosa non si fa per la cultura.

Adoro questo modo di fare pubblicità per la cultura, e nello specifico per un museo e la sua riapertura.


Cosa non darei per poter fare la stessa cosa anche in Italia, anche come una semplice spettatrice!
Ma qui bisogna che tutto passi per la burocrazia, i parrucconi e le vecchie idee; una cosa del genere come minimo vede l'intervento delle forze armate e di sconosciuti enti per i consumatori perché magari la vecchina si è spaventata oppure l'ignorante non l'ha capito.
Vabbè, non mi deprimo e mi riguardo il filmato e sogno di poter vivere in un paese civile e amante della cultura.

giovedì 27 giugno 2013

Il mercato degli schiavi ad Aquileia

Facciamo un salto indietro di quasi mille anni o più e raccontiamo un momento di vita quotidiana dell'Antica Roma: il mercato degli schiavi.
La schiavitù nel mondo antico era una forza lavoro a quasi costo gratuito, dico quasi perché anche se non gli si dava uno stipendio comunque bisognava garantire vitto e alloggio.
Le condizioni di vita di uno schiavo variavano dal ruolo che lo stesso ricopriva e anche dalla magnanimità del padrone, ma ricordiamo che mentre lo schiavo che compiva un delitto contro il padrone veniva come minimo marchiato a fuoco e come massimo condannato a morte, il contrario era punito con una pena pecuniaria.
Lo schiavo rientrava per il diritto romano nel novero delle cose, o meglio nel novero delle cose con parola: instrumentum vocale.
Quando lo studiai per l'esame di storia romana mi rimase impresso nel cervello questo termine, perché denota uno spregio totale per la vita umana in quel momento, per la vita umana del singolo.
Sottolineo del singolo perché al contrario di quello che capitava nelle altre civiltà (per quello che ho studiato) nel mondo romano non solo era possibili l'affrancatura, ma anche una volta libero la scalata sociale.
Certo, il nome aveva un valore, la per fortuna per la società romana la meritocrazia (e a volte anche il peso del borsellino) aveva un valore doppio e magari un uomo diventato liberto (cioè ex schiavo, anzi uno schiavo affrancato dal padrone) poteva sperare per i propri figli o anche per i propri nipoti magari anche un posto di rilievo e di potere (se pensiamo al potere che avevano i liberti dell'imperatore Claudio).

Partendo da questa premessa, mi permetto di raccontarvi la prova generale messa in scena a "Tempora- Aquileia" che si è svolta nel fine settimana passato.
Fra un caldo afoso (ma l'aria tirava ovunque, tranne nel campo romano. I soliti celti "raccomandati" stavano benissimo! Uffa!) e sabbia sabbia sabbia sabbia (che ho portato a casa a chili), si è svolto un bell'evento di rievocazione romana e celta, un modo per raccontare la storia di una cittadina di provincia che tante ne vide nel correre della Storia.
Col mio gruppo romano Vicus Italicus ci stiamo occupando di rifar vivere la vita civile romana, proponendo non solo tanta didattica e laboratori per i bambini, ma anche momenti di ricostruzione di vita quotidiana cittadina.
Quale miglior cosa se non il mercato degli schiavi?

Ammetto che la cosa mi è interessata da quando, lasciandomi alle spalle un gruppo di rievocazione romana e tutti i ricordi, tagliandomi i capelli cortissimi, non mi è stato più possibile interpretare una matrona o una domina romana. Mi direte "metti dei capelli posticci", ma io rispondo e faccio "meglio far la schiava" e quindi rifaccio abiti e situazioni, mi "vendo" a Caeco ("Fabio è vero che non rompi le scatole?" "Eh???" "Se mi vendo a te." "Cosa?" "Io mi vendo a te, tu non rompi le scatole così io non sono costretta a farti del male." "Ci sto:" "Fatta!" Beh è andata più o meno così la mia vendita seduti su una panchina in mezzo al Vicus con gli altri che ridevano) e studio un po' le cose. Con calma perché comunque il medioevo incalza, la fatica anche, la scherma tanta e la distrazione regna sovrana. 
Occorre la presenza della Cinzia a farmi ricordare che io viaggio su altri ritmi o meglio che lei corre come una centrometrista e io devo prendere la macchina per starle dietro.

Per Aquileia non mi dice nulla, ne avevamo parlato del progetto, ma speravo di pianificarlo meglio (sì lo so sono piedi di piombo, ma sono anche una perfezionista), mentre lei mi ha proprio buttato nella mischia e nel giro di due giorni abbiamo pianificato la cosa, fra sabbia caldo e qualche didattica.


E così domenica pomeriggio dopo aver mobilitato tanti gruppi chiedendo a destra e a manca chi di loro si prestasse a farsi vendere come schiavo o a comprare come padrone, mettendo in mano microfono prima a me per una minima didattica e poi a Dario Battaglia per fare il banditore abbiamo fatto un gran bel mercato degli schiavi.

Mentre io mi imbarazzo a fare didattica con il microfono e taglio la cosa in modo velocissimo, alle mie spalle gli schiavi stanno subendo la prima esamina da parte dei compratori e il banditore sovraintende alla cosa in modo che non vengano rovinati gli schiavi stessi.
dettaglio dei compratori che controllano la merce.
Il banditore spiega ai compratori le caratteristiche degli schiavi e aspetta le loro proposte. Come potete notare abbiamo anche coinvolto persone del pubblico fra i compratori. Un plauso a loro che si sono ben buttati in questa avventura.
Il lanista sceglie gli uomini da allenare e combattere per i ludi gladiatori...
...e a sorpresa compra anche me! Non sa cosa gli aspetta. Non vede la posizione strafottente? Se  pensa di potermi piegare, povero lui!
dettaglio delle schiave: origini e costumi diversi.
dettagli: schiavo numida e madre e figlio schiavi.
Per fortuna il bambino è stato comprato insieme alla madre, ma in antichità non era detto.
Ringraziamo il giovane del pubblico che ha comprato madre e figlio, anzi, come ha detto lui "donna con figlio in allegato". 



Un ringraziamento a tutto il Vicus per il sostegno e la follia, ad Ars Dimicandi per aver partecipato in forze alla cosa, al gruppo V.I.R di rievocazione romana, ai gruppi celti che si sono prestati.
Questo è il primo passo, ho già in mente cose, oggetti, scene che renderanno ancor meglio la cosa.
Grazie al caterpillar Cinzia per aver gestito tutto, ma tranqui ora so cosa devo fare. 



martedì 25 giugno 2013

Il mio abito duecentesco

Ricostruire significa capire, vedere, provare, sbagliare.
Ricostruire significa anche innamorarsi di un particolare e volerlo fare proprio, magari non un semplice modellino, ma una versione personalizzata.

Uno dei punti di riferimento di moltissimi rievocatori duecenteschi è la Bibbia Maciejowski, manoscritto francese del 1250 di una importanza fondamentale per le scritte in 5 lingue, ma soprattutto per tutta una serie di dettagli di abiti, oggetti, armi e armature che pochi altri manoscritti hanno.
Di certo questo manoscritto non è la prova lampante che tutta Europa avesse gli stessi oggetti e abiti, ma di certo è il miglior esempio per ricostruire un periodo e una regione, ma anche per partire per ragionare anche sulle altre regioni.
Per questa ragione essendo la Mansio Templi Parmensis sì un gruppo di templari e famiglia templare di origine italiana, ma come si evince dall'ordine stesso non monolitica né nello spazio né nella composizione delle persone che ve ne fanno parte. Quindi prima che qualcuno protesti e metta il ditino dove non dovrebbe, il nostro ragionamento di gruppo e di ricostruzione ci ha permesso di integrare la specificità italica del nord con elementi della Terrasanta (visto che nello specifico il gruppo rievoca la vita proprio in quelle zone) con presenze europee varie ed eventuali.
Ecco perché il mio abito da civile proviene proprio dalla Bibbia in questione.


Nello specifico di questa immagine è l'abito centrale, quello con guarnacca azzurra con abito bianco sotto, ma soprattutto con le maniche aperte e lasciate cadere dietro le spalle per poter lavorar meglio.



Ed ecco la mia ricostruzione. 
Un grazie a tutti i fotografi che mi hanno permesso di farvi vedere il mio lavoro (nell'auto scatto ancora non sono brava) durante la manifestazione "Assedio di Brescia A.D. 1238".

foto di Luca Verzeroli

foto di Luca Verzeroli
foto di Riccardo di Filippo
La scelta di questo tipo di abito, fra tutti quelli mostrati nel manoscritto, è dovuta essenzialmente al ruolo che ricopro nel gruppo. Non sono una nobildonna, ma faccio parte della famiglia del Tempio e quindi lavoro per esso pur non essendo di basso rango.