domenica 2 settembre 2012

Un sorriso vale più di mille parole

Ogni tanto qualcuno mi chiede, dopo che sono tornata da una rievocazione, un resoconto dell'evento. Io faccio fatica a fare una cronaca, perché una rievocazione non è un susseguirsi di cose viste, di dettagli filologici o meno scoperti, di richieste da parte dell'organizzazione, di posti visitati (ecco questo proprio no, visto che raramente abbiamo tempo per fare i turisti, anche se ogni tanto scappa). Soprattutto quando sono 10 anni che vai in giro per Italia e all'estero queste cose non le noti più, sono dettagli noiosi.
Quando vado in rievocazione spesso ritorno in campi che frequento da anni, mi guardo attorno per salutare i vecchi amici, stringerli in abbracci, sapere come stanno; dopo che è un anno che bazzico su fb essa è anche l'occasione per incontrare davvero i tuoi contatti, guardarli negli occhi e vedere delle persone dietro un profilo. Poi ci sono i rapporti diplomatici con gruppi, artigiani, organizzazioni, e queste le fai se sai di cosa parlare e come parlare.
In rievocazione a volte è anche difficile riuscire a uscire dal proprio campo visto la mole di lavoro che devi fare e l'attenzione a che tutto possa andare bene e tutto ciò non si può descrivere, perché non sono un manuale umano per nuovi rievocatori. 
La rievocazione la si deve vivere dall'interno, quando senti la fatica, la puzza, il dolore, l'umido sulla pelle; quando le cose vanno bene e altre le devi rimediare perché vadano bene; quando devi mediare con i caratteri di tutti e anche (a volte soprattutto) col tuo.
A volte torni a casa distrutta, a volte vorresti smettere, a volte sei felice e non vorresti mai smettere e capisci perché hai iniziato e perché vuoi andare avanti.
Di solito queste emozioni le provo quando torniamo da La Barben dopo una bella e conosciuta rievocazione francese dove è bello rincontrare gli amici, picchiare gli amici, ridere ed emozionarti quando tutti insieme (noi, i Blanc Manteaux, i Grifoni e tanti altri) vediamo i nuovi diventare sergenti o i meritevoli diventare cavalieri.
In Italia raramente provo la stessa emozione, forse perché raramente ci sono momenti in cui i rievocatori possono stare fra di loro oppure hanno la possibilità di gestire il proprio tempo e quindi "interpretare" un personaggio.
Brescia è stata così e ce la siamo proprio goduta.
Ma anche l'ultima, appena fatta, cioè Mantova Medievale.

Se non siete potuti venire vi siete persi una gran bella rievocazione!
Il prossimo anno pensateci e non fatevela scappare.

Ma quello che voglio dire non è tanto cosa abbiamo fatto, quanti amici ho rivisto, o quanto stupenderrima era la mia tenda arredata.
Quello che voglio dire è che a volte da una foto traspare quello che siamo e che le persone dovrebbero guardarle bene e capire che i preconcetti (anche in buona fede) sono deleteri. Quello che voglio farvi vedere è chi sono io davvero.
Perché quello che avete letto è solo una parte di me.
Una parte del mio lavoro da rievocatrice. 
Non so perché, ma per ora vi ho mostrato solo la parte che io sto stessa sto imparando, capendo nuove tecniche, antichi mestieri.
Quello che sono è tanto e tutt'altro. E chi mi conosce davvero lo sa.
Non cerca di mettermi in una scatola, in un ruolo, in una figurina. Chi mi conosce non si pone il problema di catalogarmi, perché lo sa che non è possibile e che non lo sopporto (chi lo fa scatena la mia ira. E non è un modo di dire).

A Mantova Medievale, come ci sta capitando da almeno un anno e più, ci sono stati tantissimi fotografi che ci hanno immortalato sia posando che prendendoci nella nostra normalità. Tutti i rievocatori lo sanno e il rumore delle macchine fotografiche si sente, ma dopo poco te ne fai una ragione e te lo dimentichi e sei te stesso.
Quindi il lunedì dopo trovi la vera motivazione per cui si rimane su fb: vedersi in foto!
E scopri quello che vedono di te gli altri e scopri anche cosa comunichi.

Di certo io aspettavo fortemente questa foto, chiesta e ottenuta da Camillo Balossini. Avevo arredato la tenda anche perché lui mi facesse quella foto. Mi serviva una foto seria, elegante e femminile. Mi serviva per quello che sto facendo anche qui sul blog.


foto di Camillo Balossini


Stupenda!
Molto meglio di quanto mi immaginassi. Ha tutto quello che mi aspettavo che si vedesse. Mi fa anche le gambe lunghe! 
Sono rimasta a guardarla per lunghi minuti e non trovavo niente che non fosse a posto, preciso, proprio come la volessi io. Balossini come al solito è riuscito a cogliere tutto il racconto che sta dietro a un personaggio rievocato e lo rende vivo. Qualcuno dirà che è tutto merito del rievocatore, ma io penso che se non è il "lettore" (cioè lo spettatore) che decodifica il nostro lavoro e la nostra passione, nessun altro lo può fare.
Lui lo ha fatto e io ne sono felice.
Se volete vedere le altre sue foto di Mantova Medievale le trovate qui sul suo profilo fb.

Poi più il tempo passava e più foto veniva fuori e le emozioni ritornavano alla memoria (beh non era passato tanto tempo, ma capite sembrava di essere di nuovo lì sul lungo lago). E vedi particolari che ti erano sfuggiti, eventi che avevi perso, situazioni ricreate per dare l'idea di essere tornati nel 1403 (noi c'entriamo come i cavoli a merenda, ma tant'è!). Ridi, ti emozioni e poi ti vedi!
Ti vedi per come sei, per quello che hai vissuto, per quello che in una rievocazione ti ha emozionato davvero. E sei felice a vederti così.
Ripensi alla fatica, alle botte prese in testa, al dolore al polso colpa di una scudata; senti ancora il fiato corto, la milza dolorante, la tachicardia che ti toglie il fiato; la testa che ti scoppia dal gran caldo, il respiro bollente. Ricordi tutto, ogni singolo istante e...sei felice.
Perché non c'è manufatto che io possa fare che possa strapparmi la stessa sensazione di essermi guadagnata il mio posto come stare in seconda linea, dire scemenze con bestioni il doppio di me prima che lo scontro abbia inizio, ma che si comportano come se il sesso non fosse un problema: se sei sul campo di battaglia vuol dire che sei pronta a prenderle e che non scapperai dalla mamma piangendo. 
E io sono pronta. Sono diventata pronta con tutti i lividi che mi sono fatta in allenamento durante l'inverno a scherma, con tutte le botte prese, con tutta la fatica e il voler spostare il limite fisico un po' più in là.
E allora ho visto che chi sono veramente io a volte viene fuori in tutta la sua verità e spontaneità.


foto di Paolo Tamassia
e il suo album fb di Mantova Medievale 

Eccomi dopo una delle più divertenti e oneste battaglie che io abbia mai fatto negli ultimi tempi (ovvio tolta la Barben). Ne ho prese tante, mi ha abbattuto una alabarda sulla crapa che mi ha fatto vedere le stelle, ma non sono mai stata bene come in quel momento. E sì, ridevo di gioia!
Questa sono io: con 12 kg di armatura (solo perché è più corto l'usbergo, ma ne avrò uno corretto!), con il gambeson che puzza come 10 capre, con il fisico da "Sergente Bialetti" (primo soprannome datomi), con tutto il possibile per mascherare che io sia una donna.

Tutto il resto è uno stupendo corollario (che vorrei aumentasse ovvio) di una rievocatrice che ha iniziato a fare rievocazione perché poteva finalmente imparare a combattere con una spada vera e che non vorrà mai smettere di farlo, anzi che vorrà spostare il limite del proprio fisico un po' più in là e capire davvero quanto cavolo sia faticoso fare il cavaliere!


mercoledì 22 agosto 2012

Nascono serpenti in estate

Chi mi conosce sa benissimo che io potrei fare tante cose, ma il ricamo non proprio.
Se ritiro fuori i miei sbordacci infantili, dico che si salvano solo i ricami a punto croce fatti alle elementari per la festa della mamma (ah le suore e i lavori manuali!). Andavo bene, ma erano semplici. Quando ho tentato di replicare la manualità di mia mamma (che ricama benissimo. Invidia!) ho scoperto che non stavo attenta e che il dietro era un vero e proprio disastro. Il mio problema era prevedere dove far andare il filo in modo da sprecarne il meno possibile e avere un disegno leggibile sia sul fronte che sul retro.

Così ho smesso.
Accantonato aghi e fili e fatto altro. Poco altro in questo campo devo essere sincera.

Poi sono arrivati gli anni della rievocazione e tante idee da fare, tanti libri da leggere. Dopo 10 anni di rievocazione e tanti libri ancora da leggere, si è arrivati al fare. E sono rimasti i pensieri della vita vera e quindi bisogna che la testa venga in qualche modo distratta.
E quindi imparato una tecnica di tessitura (di cui vado fiera anche se devo imparare tantissimo), ripreso in mano ferri da maglia e uncinetto (anche se solo per poco visto che non ho così tanta affinità. Diciamo che non trovo da fare quello che mi piace. Tranne gli amigurumi e le coperte old style. Ma vi dirò poi.).
Quando poi ti incuriosisci di qualcosa ti viene da girare a cercare immagini e sono capitata su un sito meraviglioso: Othala Craft.
Fanno ricostruzione di abbigliamento vichingo. Sono davvero un mito fra le rievocatrici che bazzicano il filo. Più guardavo le foto e più mi chiedevo come rifare certe cose. No, non passerò nei vichinghi, anche se mi piacciono; sì potrei usare tutto ciò per il fantasy e rendere il tutto ancor più tamarro (adoro unire la Storia col Fantasy, perché da un tocco più credibile, più vivo, più bello). 
Così spinta dai consigli di amiche conosciute via fb nel gruppo "Tramando e Ordendo" (non so per quanti sia visibile...), da cui è nato anche un blog http://tramandordendo.blogspot.it/ , abbiamo valutato che certi ricami fossero fatti con il punto catenella. 

Ora non so da che parte si prenda e ho provato a leggere i libri di mia mamma sul ricamo, ma c'era sempre qualcosa che non scattava nel cervello (pigrizia ovvio, spero, insomma...), poi conoscendo Fata Lù ad Aquileia e guardando due immagini su internet ho detto: "provo". E ho fatto.

Scaricata l'immagine di un ricamo fatto da Othala.
Comprata stoffa all'ikea (hanno alcuni buoni tessuti a un prezzo accettabile. Io ho trovato del cotone color naturale: 2 metri a 5 euro totali. Un buon affare).
Cercato il cerchio da ricamo nell'antro ordinato di mia mamma, ma sempre antro perché c'è quasi tutto lo scibile del fai da te.
Preso il tavolo luminoso di mio fratello per ricalcare il disegno.
Comprato al mercato filo nero da ricamo.
Aperta una delle mie scatole del "teniamolo/prendilo che prima o poi servirà" e trovati 2 colori per i serpenti.
E poi tanta pazienza.
E tanta tv! Perché il punto catenella soddisfa le mie esigenze da lavoratrice distratta: fare e staccare il cervello, mentre c'è del rumore di sottofondo. Di solito mentre tesso guardo i documentari, qui ho guardato tanti gialli e i cacciatori di fantasmi. Perché faccio così? Perché riesco a spegnere il cervello, a non pensare e quindi a non stressarmi e a trasformare il fare in qualcosa di "terapeutico".

In giro di 10 giorni sono riuscita a fare questo.










Molti punti sono scappati, non belli, ma più ne facevo e più il lavoro veniva bene e i punti precisi e chiari.
Per chi ha imparato una tecnica solo da 10 giorni, devo dire (con molto autostima che merito e poca modestia per una volta) che sono stata veramente brava. 
Alla fine ero stanca. Lavorare tutti i giorni almeno 4 ore nella giornata mi ha stancato e fatto venire i calli alle falangi (porcaccia la miseria e adesso come faccio? Dovrò fare dei begli impacchi con la crema per ammorbidirle).
Ora devo trovare un altro disegno da montare per Mantova Medievale per questo fine settimana. Fa troppo caldo per le tavolette.

E questo poi significa che andrò a depredare l'antro dei filati di mia mamma, se lei lo permette. Se no alla ricerca di rotoloni a basso costo per mercatini, negozi che svendono o capannoni di tessuti.
Al prossimo disegno.

p.s.: logico che dovrò saperne di più sulla storia del punto catenella. Avete libri da consigliarmi? Libri che tornino indietro di millenni, perché di solito nei libri di storia del ricamo tutto nasce nel Rinascimento, come se prima non ci fosse stato niente e le donne non sapessero ricamare...

lunedì 20 agosto 2012

L'Antico Forno di Casa Mia

La lievitazione con il lievito madre è divertente, ma complicata.
Non è come prendere il cubetto di lievito di birra, schiaffarlo nell'impasto e poi via.
Non è come prendere quello secco, il cui procedimento è simile a quello di birra.
Insomma qui c'è da lavorare, calcolare i tempi, pianificare e poi panificare.

La prima cosa da fare è il Rinfresco. Almeno una volta alla settimana va fatto, indipendentemente dall'uso o meno. Questo perché lo mantiene vivo.
Un tempo il pane si faceva spesso in casa e poi magari lo si mandava a cuocere al forno cittadino (da quanto mi hanno raccontato anche la mia nonna paterna lo faceva), da qui l'utilizzo di marchi personalizzati che permettessero di riconoscere le proprie pagnotte. E anche se il pane fatto in casa o almeno con tutti i crismi dura di più di quello che noi moderni pensiamo, esso si faceva più spesso durante la settimana (le famiglie erano anche numerose oppure erano talmente povere che il pane sostituiva un sacco di altri alimenti). Con il fatto poi che non si cuoceva in casa, ma in un luogo deputato anche in estate veniva normale mettersi lì e impastare.
Come si fa il rinfresco?
Si prende il lievito madre, si toglie la parte secca (dipende poi dove lo si conserva), lo si pesa e poi si aggiunge la metà del peso in acqua e uguale peso di farina (sempre la stessa!). Es: 100 gr di lm + 50 gr acqua + 100 gr farina. Se poi vi scappa un po' più di acqua non è un problema, io ho notato che qualche grammo in più aiuta a mantenerlo morbido, ma qualche grammo non decine di grammi!
Prima si scioglie il lm + acqua e una volta che è nella fase liquida e senza grumi si aggiunge la farina.
Per chi c'è l'ha è comodissimo il Bimby, visto che in 2 minuti si fa tutto: 40 secondi per sciogliere il lm e il resto per impastare con la farina. Per chi non ce l'ha e non ha voglia di farlo con la forchetta (è una palla!) si possono prendere le fruste (quelle per montare a neve gli albumi) e via; poi magari si impasta la farina a mano. L'impasto rimane morbido, a volte appiccicoso (almeno a me).
Lasciarlo in un contenitore ermetico per 3 ore a lievitare a temperatura ambiente. A questo punto è pronto per essere usato.
Io di solito lo faccio alla sera e lo lascio a lievitare tutta notte, magari coperto in modo da non prendere corrente.




Conservarlo dove?
Ne ho provate in questi mesi e ho capito che un bel vaso ermetico di vetro è il top. Non ho mai provato lo straccio legato, ma sinceramente non ho minimamente voglia di lavare il panno a mano per togliere i resti del lm...Il vaso va in lavastoviglie che è una meraviglia! 
Una volta pronto io metto il vasetto in frigo, nel cassetto della verdura. Così sta al fresco, ma non prende troppo freddo.

E poi cosa si fa?
Di tutto!

Io per adesso sto cercando di fare
il pane
e le sue fasi

 le pieghe sono fondamentali per "movimentare" la pasta

varie serie di pieghe

dividere i panetti per il mio forno è meglio. Una pagnotta unica non viene benissimo

 ecco che lievitano bene e stanno vicine vicine!

ecco le pagnotte cotte!!!
Però per me sono troppo basse...

la pizza

l'alveolatura è stupenda, lo spessore da pizzeria, ma anche qui la cottura non mi convince...

le focacce

 in versione normale con rosmarino e sale

 in versione "barese" (così l'ho trovata nel ricettario, se non dovesse essere avvisatemi) con i pomodorini

meravigliosa alveolatura e qui la cottura rende bene.

Ora con il caldo purtroppo faccio solo rinfreschi, dovendo buttare sempre un bel po' di lievito visto che tende a riprodursi in maniera spropositata e quindi è un attimo che prenda il sopravvento della casa! Consiglio: rinfrescare non più di 250 gr di lm se non si deve fare nulla, se invece avete intenzione di sfamare un esercito vedete voi.

Non vedo l'ora che torni il fresco (se non il freddo) per fare finalmente altri esperimenti e capire dove sbaglio.
Se avete informazioni, consigli o altro da darmi, siete i benvenuti.

Io nel frattempo vado a scongelarmi un pezzo di focaccia barese...ah perché il pane, focacce si possono congelare senza problemi, anche se il gusto un po' forte del lv in certi prodotti aumenta.

Alla prossima!

giovedì 2 agosto 2012

La notte bianca degli Etruschi

E' innegabile: quando frequenti giocatori di ruolo, rievocatori e attori alla fine ti incastrano in qualcosa di divertente e di strampalato.
Beh, strampalato...per noi che vi abbiamo partecipato no, ma forse per certi parrucconi della cultura siamo fuori dalle righe.
Meglio stare fuori dalle righe, soprattutto quando si parla di divulgazione storica e scientifica. Tutta l'Europa ci sorpassa per inventiva e per divulgazione, non temendo di unire fonti, reperti, studiosi e rievocatori e attori. Noi, che potremmo navigare nell'oro per quantità e qualità dei beni archeologici, ancora non ci affidiamo alla rievocazione, la quale ha visto un notevole miglioramento di ricerca e sperimentazione negli ultimi anni.
Ma torniamo a noi.

Attraverso Lara, mente inesauribile in un corpo esile e forte, e l'associazione ArcheoStorica APS sono stata portata nel mondo degli Etruschi.
Gli Etruschi mi fanno lo stesso effetto che mi faceva 10 anni fa nominare i templari: usignur!
Per troppi anni ci sono state pre/post/trafemministe che inneggiavano al matriarcato etrusco e alla superiorità della donna nella società, dove viveva la pace e l'amore. Una cosa che mi ricordava troppo gli hippie...
Poi ci sono gli esoterici che evocano poteri paranormali e misterici. Peccato che poi alcuni di loro cadano direttamente da una astronave aliena...

Gli Etruschi invece, come ogni popolazione preromana, subisce la difficoltà di poter reperire fonti sicure e non manipolate (peccato aver perso tutta l'opera dell'imperatore Claudio) e poi subisce la manipolazione degli storici passati (non voglio sapere cosa dicevano i romantici nell''800!). Poi la lingua non aiuta.
Diciamo che se ci fossero stati, negli anni passati e nella scuola passata, studiosi più critici e meno "politicizzati" forse oggi ne sapremmo di più.
Qualche testo serio e ben documentato, con tante fonti, sta finalmente uscendo dai polverosi scaffali per arrivare al pubblico, anche se credo sarà molto difficile scardinare certi pregiudizi o manipolazioni.

Torniamo a noi.
Non ricordo esattamente quando ma in pochissimo tempo ho dovuto impararmi qualche battuta, visitare il museo di Marzabotto (ci devo assolutamente tornare per vedere meglio i reperti. Tanto è a un'oretta da Parma), imparare il teatro dell'improvvisazione, tessere meno di 8 metri di passamaneria (lasciamo stare questo tasto, perché mi arrabbio...poi vi racconterò), e buttarmi a recitare anzi ad aprire lo spettacolo all'1 di notte del 23 giugno.
Un mese intenso. Ma andava fatto.

La regia è stata curata da Natalia Comis, mentre sceneggiatura costumi e scelta di altro da Lara Comis. Due sorelle "micidiali": sono veramente una forza messe insieme e una cultura e attenzione per particolari e altro. Lara poi si è sobbarcata il lavoro dei vestiti, dando a me il compito di rifinire il mio mantello (mi riprometto di darvi i nomi tecnici di tutti gli abiti, ma ora non me ne ricordo mezzo) con la passamaneria e a Marilena Ferrari per altri ricami. La ricerca e la costruzione è stata totalmente filologica (taglio, colore, impostazione), anche se è stato scelto, per una serie di motivi validi e incontrovertibili, di ricostruire abiti per il "teatro" e non per la rievocazione vera e propria. Scelta assolutamente vincente visto la meraviglia della resa non solo addosso a noi, ma anche negli occhi di chi ci ha guardato.

So che la foto è piccola, ma se la ingrandirete scoprirete la spiegazione scientifica di come è stato ricostruito tutto il vestiario presente nella rappresentazione teatrale all'interno del museo di Marzabotto.
Viene anche spiegato cosa sia il "Theatre museum". 
Spero a breve di potervelo spiegare meglio.






Foto importantissima!
Qui trovate i nomi dei collaboratori, dei progettisti e come nel caso poterli contattare.



Cosa abbiamo raccontato?
Varie scene che hanno riportato in vita i veri reperti.
Una giovane coppia in cui lui parte per la guerra, mentre lei compie libagioni per la vittoria e il suo ritorno. E' la coppia chiamata "della cimasa".

questo è il reperto

questa la nostra ricostruzione.
Il momento è diverso, ma dovete immaginare lo stupore della gente quando ci ha visto inaspettatamente nella stessa posizione del reperto iniziare a recitare. 
Io avevo il cuore in gola.
Foto di Costanza Borsari

Poi seguivano due scene silenti con un giovane artista che lavorava la creta e il passaggio di un giovane celta. Tutti noi eravamo come fantasmi residuali e quindi nessuna interazione col pubblico (menomale!).

Eccoli mentre attendono nell'ultima sala, con tutti gli altri attori, di completare lo spettacolo.
Il giovane artista (in secondo piano) sembrava uscito dalla storia, con un fare silenzioso e sorridente. Ecco qualche sua opera: 


Terza scena.
I genitori del guerriero partito per la guerra e tornato vincitore, vogliono commissionare a un artista greco un'opera.



Poi i due sacerdoti evocati dal buio della notte (con effetti scenici), riportano alla memoria di tutti noi il sentimento religioso degli antichi.

Anche qui gli attori sono in riposo aspettando il loro turno.
Purtroppo non sono riuscita a fare le foto artistiche per tutti i momenti, ma solo rubando qua e là i volti e le emozioni dei miei compagni. 
Rimangono le emozioni, ma quelle non si possono fotografare.

Alla fine il celta visto di passaggio racconta la sua presenza e con essa la storia di Marzabotto nel momento in cui la storia etrusca sembra essere al declino per lasciare lo spazio alla storia celta e romana.

E qui finiva la nostra storia, mentre l'applauso del pubblico lasciava lontane le ansie e le paure.
Due turni e un sacco di gente.
Molta soddisfazione.

Ma la notte non finiva qui, anzi non era nemmeno iniziata con lo spettacolo.
Qui potrete leggere tutto il programma.
Quello che non potrete leggere è l'emozione di vedere l'alba vestiti da etruschi, mentre un professore racconta la fondazione della città e il suo valore religioso.







E mentre il professore ci portava verso il sole e il suono di una cornamusa cercava di rievocare suoni primordiali, scoprire che il sonno ci ha abbandonato (momentaneamente ovvio visto che eravamo svegli dalla mattina del sabato e qui siamo a domenica...) e abbiamo ancora voglia di vedere e scoprire.
Passando per il bosco, lasciarci alle spalle il nostro tempo e salire verso l'acropoli.
E sentirsi Etruschi...anche solo per una mattinata...





E poi divertiti, assonnati, ritornare a casa...lasciando alle nostre spalle le nostre ombre che si allungano verso la Storia...


Ecco il gruppo al completo (più qualche imbucato, ma sempre legato all'evento):



e la regista:



Grazie a tutti per la magnifica esperienza. Spero di poterla ripetere e che non rimanga un unicum nella mia "carriera" da rievocatrice.