venerdì 13 giugno 2014

"Vikings" un altro telefilm non storico

Non amo guardare i telefilm via pc e non sono nemmeno fanatica nel cercarli sulla tv dovendo fare a botte col telecomando col resto della mia famiglia, quindi quando "History Channel" ha trasmesso questo serial io me lo sono persa, mentre tutti i miei contatti fb che lo stavano guardando lo recensivano entusiasti. Così quando rai 4 a fine maggio ha deciso di trasmetterlo in una giornata super comoda per me mi sono messa a guardare le prime puntate.
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La prima scena mi aveva rapito perché veniva rappresentato l'arrivo delle valkirie a prendere lo spirito di un eroe. Mi sono detta: "bello! Non è realistico, ma è veritiero perché questo era quello che speravano e pensavano." Non mi importava che fosse un documentario, mi interessava che quello che veniva espresso fosse coerente. Alla fine della puntata purtroppo ho pensato che fosse un buon fantasy in salsa vichingheggiante. Una delusione, quindi.
Chi ha già letto qualche mia recensione su film o libri storici sa che purtroppo la mia deformazione professionale mi spinge a volere che abiti, estetica e oggettistica varia sia il più attinente possibile all'epoca narrata. Posso capire che è una cosa per perfezionisti, ma visto che la documentazione e lo studio sono più alla portata di mano di tutti mi chiedo che problema ci sia a vestire gli attori in modo consono. Non parliamo di teatro dove la lontananza palco-pubblico crea ovviamente dei problemi di interpretazione, parliamo di cinema: oramai ci fanno vedere anche i pori del naso degli attori!
Anche la scenografia può essere tranquillamente ricostruito in base ai reperti senza per forza dover inventare troppe cose, ma alla fine credo che ai produttori di certi film interessi veramente zero collaborare con archeologi, storici o ricostruttori. Forse rompiamo troppo le scatole? Può essere, ma questo denota che non si ha voglia di fare un prodotto credibile con una buona storia come sceneggiatura. Pazienza.
Torniamo alla storia del telefilm. O meglio no, perché ieri veniva trasmessa la terza puntata e dopo 15 minuti di cose assurde ho deciso di fare altro. Premettendo che non sono una conoscitrice della cultura e storia vichinga nei minimi particolari, quello che a pelle mi ha infastidito è che una popolazione che oggettivamente ha dimostrato di avere cultura, ingegno, spirito di avventura, sistema sociale complesso e una religione tutt'altro che semplicistica fosse rappresentata come un branco di cagnacci pronti ad accoppiarsi con tutto e tutti, senza morale, senza sentimento religioso o superstizioso (tipico di qualsiasi cultura), senza artigiani e botteghe che avessero questo nome.
Non voglio rappresentare gli uomini del nord come gentiluomini pronti a disquisire di antropologia filosofica o di quantistica, perché le cronache angle e irlandesi dimostrano la ferocia con cui attaccavano e depredavano e distruggevano soprattutto i monasteri. Non voglio nemmeno pensare che un qualsiasi paesino della Norvegia possa avere un'urbanistica simile a quella di Roma. Non voglio nemmeno minimizzare che nella società i conflitti sociali e di classe potessero essere all'ordine del giorno. Ma non posso accettare che questi girino vestiti come degli hipster coi capelli rasati alla moda, le sopracciglia fatte, vivendo in catapecchie quasi insieme ai loro animali, con costruttori di barche che vivono in mezzo alla boscaglia come dei folli, con i gioielli che "nascono dagli alberi" perché un orafo come si deve manco esiste! In "Vikings" i nostri eroi sono vestiti di pelle e con grandi pelliccioni aperti che fanno molto glam; non hanno una struttura precisa del clan, ma solo al massimo di fratelli (e forse solo di latte/sangue, eliminando tutto il concetto antico dei fratelli germani); senza problemi offrono le loro mogli agli accoppiamenti con altri uomini (e ciò è accettabile solo per mettere alla luce un complotto, ma non per la lussuria); non conoscono l'esistenza di terre all'est e l'invenzione della bussola casca dal cielo non si sa per quale motivo; il loro conte (ma veramente? Non esistevano le contee in quelle zone da quanto so, forse qui pecca di pessima traduzione) è un piccolo duce che vuole tutto per sè, decide tutto lui, sbeffeggia tutti e tiranneggia perché così gli piace.
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Mentre lo guardavo il paragone con "Il tredicesimo guerriero" (http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=29462) è stato continuo, ma impari. Per quanto anche il film non si possa considerare un documentario oppure un'opera precisa, quello che colpisce quasi tutti i rievocatori è la sensazione di credibilità di quello narrato. Vi è la religiosità, la capacità di comunicazione anche in altre lingue (bellissima la scena del vichingo e dell'arabo che parlano in latino per comprendersi), la superstizione, l'ingegneria, la voglia di esplorare il mare e di sfidarlo nello stesso tempo, la guerra e la sua arte, la protezione del clan e anche l'essere sbruffoni (non so se lo erano davvero, ma noi tutti ce lo aspettiamo).
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Nemmeno il paragone con "Vichinghi" (http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=27556) con Kirk Douglas e Tony Curtis regge, perché anche quel film, con tutti gli errori di una sceneggiatura meno accurata, ha tutta un'altra credibilità nel descrivere soprattutto la società e i rapporti sociali fra gli uomini e la legge.
Non essendo riuscita a scindere nella mia testa il fatto che non sia un'opera con almeno vaghi intenti storici, non riuscendo a prenderlo nemmeno per un fantasy (allora mi guardo con più gusto "Games of Thrones"), credo che dalla prossima settimana mi guarderò dell'altro o farò dell'altro, perché non ne vale la pena vedere uno spreco di potenzialità sfruttate per fare il solito glam-provocatorio-ammiccante-più o meno violento telefilm buono per gli ormoni degli spettatori e basta.

giovedì 17 aprile 2014

Il corpo dei rievocatori

Altro post provocatorio, mentre sto preparando uno di storia vera. Abbiate pazienza.
Non voglio avere ragione in assoluto, ma voglio solo stimolarvi a un ragionamento che siate voi pubblico oppure organizzatore di eventi oppure altro rievocatore deve avervi sfiorato prima o poi e magari vi ha messo anche in discussione.
Il rievocatore è o ha un corpo. A me viene da pensare che sia un corpo e qui sta il problema, perché il corpo di un rievocatore è il corpo di un uomo e di una donna nati almeno dopo la metà del 1900 e quindi è un corpo ben diverso da quello dei suoi avi: è più alto, più forte, più sano, meno abituato a certe fatiche. Controsensi, ma reali. Quindi se rievoca un uomo o una donna nati ben prima del 1800 sarà di suo un controsenso storico, un non filologico. Pazienza voi direte...forse dico io.
i napoleonici
i napoleonici
Il rievocatore è un corpo in quanto sul suo corpo segna la sua vita fatta di emozioni, ricordi, passioni, dolori. E' un corpo che si riempe di cicatrici vere nate magari da sport altri oppure dalle malattie e queste cicatrici non si possono cancellare mettendo un abito di foggia antica: queste cicatrici sono il marchio della sua vita e come tali vanno rispettate. E' un corpo che è arrivato alla rievocazione facendo un suo percorso personale, magari dopo essere passato attraverso altre passioni e quindi magari ha segnato con un tatuaggio un certo passato. E' un corpo che condivide con altre passioni e quindi non potendo scindersi, mostra a tutti quanto egli come individuo sia poliedrico, particolare, unico. E' un corpo che lavora e quindi, magari sì, vorrebbe avere il taglio storico, i baffi storici, ma non può farlo perché il suo capo ufficio o i suoi clienti non capirebbero e poi come potrebbe pagare le bollette? E' un corpo che vuole cambiare, che vuole esprimersi e allora barba, baffi, pettinature, colori sono il modo in cui racconta agli altri chi è perché la vita del rievocatore è dal lunedì alla domenica e dalla domenica al lunedì qualunque cosa faccia. E' un corpo che prende medicine, che magari non può portare le lenti a contatto, che si rompe e quindi via di gesso, tutte cose che i suoi avi non hanno avuto.
Ma è anche un mezzo per far trasmettere al pubblico la sensazione di avere una macchina del tempo e quindi deve avere rispetto del personaggio che fa vivere. Gli eccessi del corpo, della propria individualità vanno sopiti per due giorni, cercati di storicizzare, arrivare al compromesso.
i medievali
i medievali
Quindi?
Quindi bisognerebbe incontrarsi a metà e capirsi negli occhi e vedersi per quello che si è. Perché il rievocatore non è un manichino che può trasformarsi a piacimento proprio o altrui, dimenticare i segni che si porta addosso, manipolarsi per il volere altrui ed essere davvero un uomo o una donna del periodo X; non può essere una tela bianca su cui altri possano scrivere la storia come la vedono; non può nemmeno essere un provocatore e urlare a tutti con il suo corpo "me ne frego di voi, dei vostri pregiudizi e delle vostre visioni, io sono così". Bisognerebbe arrivare al giusto mezzo, capendo che
- gli occhiali non sono un vezzo ma il modo per comunicare col mondo, a volte un presidio medico, e quindi meglio un rievocatore con gli occhiali che comunica che un rievocatore senza che sbatte contro tutto e tutti. Ovviamente gli occhiali non devono essere alla Elton John.
la didattica fatta seriamente
la didattica fatta seriamente anche con un paio di occhiali
- che i baffi e la barba che porti sono quello che sei, ma se non hai il taglio a tazza per il 1400 o la chioma fluente per il celta ce ne faremo una ragione. E così vale per le donne, cercando di far capire che no, il fucsia non era un colore di capelli accettabile per qualsiasi periodo storico precedente al 1970, ma se ti metti una cuffia o un velo non lo noterà nessuno.
- che i tatuaggi che porti raccontano chi sei e quindi cosa ti ha portato anche a raccontare la storia agli altri. Sarebbe meglio coprirli, ma se la copertura risulta risibile e grottesca, mostrali e fallo diventare un momento didattico, visto che la storia è anche la storia dei tatuaggi.
- che la tua fisicità (magro, grasso, alto e basso) non ti deve impedire a ricoprire qualsiasi ruolo tu voglia, purché tu lo faccia al tuo meglio. Ovvio che ci sono persone che risultano più credibili e più affascinanti nei panni che indossano, ma tu nei tuoi panni starai sempre bene quando ti diverti.
- che se il tuo fisico ti chiede riposo perché le condizioni della rievocazioni sono impervie (troppo caldo, orario assurdo per programma fatto da poltronisti, pioggia battente e freddo), al tuo fisico lo devi concedere, ma se lo fai perché ubriacarti è il tuo modo di fare rievocazione mi sa che hai sbagliato qualcosa.
la stanchezza dei templari
la stanchezza dei templari
E poi gli esempi potrebbero sprecarsi e ognuno di voi potrebbe citarne mille, ma io mi chiedo se veramente vediate quel corpo moderno nella persona che è il rievocatore che avete di fronte mentre vi fa didattica, fa sperimentazione, ci mette anima cervello e cuore a raccontarvi quello che più ama al mondo. Io credo che tutti voi, spettatori, organizzatori e altri rievocatori, vediate solo la passione, la forza, il coraggio dell'altro e che queste vi facciano fare il vero salto nel tempo. Pensateci e piantatela di essere puntigliosi e rompiscatole col corpo degli altri.
ecco cosa significa raccontare la Storia e avere il pubblico che ascolta
ecco cosa significa raccontare la Storia e avere il pubblico che ascolta

domenica 23 febbraio 2014

Lettera al Ministero della Cultura

Caro Ministero,
Le scrivo questa lettere impersonale perché visto il mutare della politica, dei nomi e dei personaggi è meglio non addentrarci troppo in personalismi e rimanere distaccati.
Le scrivo questa mia lettera per chiederle un solo piccolo favore: obblighi, permetta, costringa i musei, gli archeologi capi, i provveditori o chiunque burocratico segga in qualche seggiolina di rilievo e di passacarte, a pubblicare ogni scoperta archeologica venga fatta sul suolo italiano, dopo previo studio, senza però aspettare che i miei impossibili nipoti diventino nonni.
Le parlo come rievocatrice storica che vorrebbe occuparsi di storia patria medievale (e anche un po' romana) e vorrebbe non dover andare nelle mie amate librerie specialistiche e dover uscire con bellissimi libri stranieri che trattano di reperti ritrovati all'estero e su quelli poi dover ragionare per poter dar vita alla nostra storia, ai nostri particolarismi. Di certo leggere quei libri mi permette di conoscere le lingue straniere molto meglio di quanto la stessa scuola mi abbia insegnato (se mai mi ha insegnato qualcosa, ma lasciamo perdere, vah) e di questo forse dovrei ringraziarvi, ma non si può  ringraziare per aver fatto di necessità virtù.
Vorrei non dover cercare su internet foto di reperti tessili nord europei (per quanto bellissimi) o est europei conservati e studiati e divulgati a più non posso mentre noi, patria della moda, non abbiamo pensato di conservarli i nostri abiti storici e non abbiamo pensato a dare loro una degna protezione. Non solo le condizioni climatiche diverse permettono una conservazione diversa (ovvio che la torba in certi luoghi ha aiutato molto, come l'imbalsamazione), ma la volontà di vedere in quel piccolo ritaglio di stoffa tutta una serie di saperi e conoscenze umane imperdibili.
Vorrei non dover avere uno "spaccio" legale fra rievocatori che sono andati nei musei dove si possono fare foto (perché ricordiamo che in molti musei non si possono fare foto, ma non si hanno nemmeno supporti cartacei da comprare per poter studiare a casa il materiale) per poter cercare di ricostruire quel dettaglio che renderebbe il mio abito, i miei oggetti, la mia cucina unica in confronto a un ideale di storia tutta uguale dalla Svezia al Marocco.
Rivendico, come rievocatrice medievale, il diritto di poter usufruire delle scoperte scientifiche archeologiche che avvengono in questo suolo tanto particolare e unico, riconoscendo che ogni oggetto che si trova sotto il suolo appartiene allo Stato e come tale anche a me e non solo a quei pochi (con diritto o meno) che possono andare impunemente a vedere ogni cosa, parlare di reperti e raccontarsi quanto sia bello quel tal oggetto che hanno ritrovato in quello scavo specifico.
Le chiedo fermamente che la cultura non sia solo fruibile a grandi e piccini attraverso musei moderni e all'avanguardia, ma che sia fruibile a tutti quegli appassionati che uscendo dal museo vogliono e pretendono di saperne di più. Le chiedo che noi, storici archeologi e rievocatori storici che lavoriamo sulla Storia d'Italia dalla preistoria al 1900, possiamo essere supportati dai testi, dalle scoperte e dai rivoluzionari ritrovamenti (perché, diciamocelo, lo sappiamo tutti che negli ultimi anni si sono trovati reperti interessantissimi. Lo sappiamo perché quando siamo diventati rievocatori storici seri o abbiamo portato in tasca una laurea specifica oppure andiamo a braccetto con chi ce l'ha) senza dover impegnare la casa dei nostri padri (perché i testi che io uso hanno un prezzo alto ma accettabile e un linguaggio tecnico comprensibile e non esoterico e senza foto...) e possiamo andare in ogni posto d'Italia e all'estero a raccontare come eravamo. Le chiedo di avere un moto di orgoglio e decida di far pubblicare le scoperte scientifiche perché ancora una volta l'estero debba essere costretto a guardare all'Italia anche nella ricostruzione storica.
Con questa mia gentile lettera, rivendico il diritto da rievocatrice di essere considerata un supporto valido alla divulgazione della cultura del mio paese, perché se in 36 anni della mia vita non siete riusciti a spegnere il fatto che io sia orgogliosa di quello che faccio e di quello che racconto non ci riuscirete nemmeno nel futuro, ma quello che cambia è che io (e spero con me molti rievocatori e storici e archeologici) non potrò accettare passivamente questo atteggiamento e non me ne starò più zitta e ferma.
Sapendo che questa mia lettera forse è già lettera morta nel momento in cui la sto scrivendo, sapendo che in questo nostro momento storico qualcuno disse "con la cultura non si mangia" ma tutti gli hanno dato ragione, sapendo che alla fine la rivoluzione arriverà dal basso e fra noi e non da voi che là vi sentite fuori dal mondo,
sentitamente ringrazio,
Sara Casti
Museo archeologico di Parma

venerdì 7 febbraio 2014

"Il segreto di Kells" di Tomm Moore


Il titolo evoca il meraviglioso manoscritto irlandese The Book of Kells che ho avuto la fortuna di poter vedere a Dublino più di 12 anni fa (e come ci tornerei immediatamente).
Il film che vedrete è il classico caso italico dove un buon prodotto che esce dagli schemi, che parla di Storia e di medioevo in modo corretto ed emozionante, non verrà mai tradotto o distribuito. Nominato agli Oscar come miglior film d'animazione (nell'anno in cui vinse "Up", quindi un bel colosso), una grafica innovativa ed accattivante, un modo di narrare diverso dal solito. Che posso dire, godetevelo, che poi nel caso ne parliamo con calma in un secondo momento (devo ancora guardarlo bene anche io. E allora perché postarlo? Perché così almeno non ci perdiamo il link al film e in ogni momento sappiamo dove reperirlo ;) ).
Esiste anche il fumetto (anzi credo che il fumetto sia la base da cui è tratto il film), quindi ricercatelo. Qui è uno dei link utili: http://renoir.fumetto-online.it/?COLLANA=BRENDAN%20E%20IL%20SEGRETO%20DI%20KELLS . E questo il link su amazon per poterlo ordinare: http://www.amazon.it/product-reviews/8865670282
Qui trovate un'ottima recensione sul film e su tutto il lavoro che c'è dietro ad esso: http://www.nannimagazine.it/articolo/7680/fiuggi-family-festival--il-segreto-di-kells-il-miracolo-dell-animazione
Buona visione.