venerdì 8 luglio 2011

Museo di Monterenzio (Bologna)

Ecco un'altra recensione su un museo.
Perchè ogni buon rievocatore deve sempre trovare il modo per visitarne uno, soprattutto se si è accampato nel suo giardino.

Settimana scorsa ero a Monterenzio per la manifestazione " I fuochi di Taranis", con l'Emporium del Vicus Italicus.
Strano per me stare dietro a un bancone per fare il mercante: non sono fatta per vendere. Anzi molto probabilmente o morirò povera e i miei manufatti in un cassone oppure qualcun'altro si arricchirà alle mie spalle. Vabbè, lasciamo stare.
Comunque a Monterenzio toccava esserci perchè quando gli amici chiamano non è possibile riespondere di no!
Così mi sono riposata un poco, girando e rigirando le tavolette, chiaccherando con amici e sconosciuti e passando da un caldo tremendo al dì al freddo più gelido che mai mi ricordassi alla notte (scema io che non mi sono portata dietro le mie coperte e solo una pelle di pecora!). Manco fossi ad Hattin...

Nel non fare nulla io e Cinzia abbiamo pensato di andare a vedere il mercatino e dove vendessero le orecchie da elfo che tanto stavano spopolando nella festa (con sommo distrubo psico-fisico nostro), ma alla vista di una porta aperta del museo, beh...insomma...non si poteva non entrare! E poi costava un euro!
A saperlo saremmo andate a vederlo alla sera, unendo utile e dilettevole (magari ci scaldavamo anche).

E devo ammetterlo ai nostri occhi si è aperta una meraviglia...
Mentre l'entrata è semplice, dominata da un bel bianco, il museo vero e proprio si illumina grazie a una struttura moderna e un soffitto a vetri che esalta tutta la sala. Inizio ad apprezzare sempre di più questa commistione fra nuovo (edificio) e antico (reperti).


Una struttura limpida, luminosa, solare (certo, magari d'inverno e con la pioggia rende di meno), che esalta al massimo la ricostruzione di una capanna celta, attorno alla quale si dipanano tutte le teche e anche la ricostruzione.


Teche di varie altezze, ma la maggior parte basse ben fruibili da bambini, ma anche da portatori di handicap.
Proprio in questo aspetto il museo vince enormenente quando ci siamo accorte che alcune didascalie erano scritte normalmente ma anche in braille.
Ora qualche stolto potrà dire "come fa un cieco a vedere un museo?". Un museo vecchio stampo non lo vedrà mai, ma questo che ha riproduzioni di reperti che possono essere toccate e "usate" dai visitatori, lo può vedere benissimo.
E ciò è stupendo. Entusiasmante.


Guardate come è facile fondere antico e moderno, mentre i due soffitti sembrano come intrecciarsi. Sono rimasta veramente stupita.


La capanna celta poi unisce reperti del museo, quasi avvicinabili, e ricostruzioni (tipo il telaio, il tavolo per mangiare). Anche questa scelta risulta ottimale per la maggior comprensione del visitatore. Perchè non bastano cartelloni,  per altro molto specifici, ma non tecnici e incomprensibili; non bastano disegni e ricostruzioni bidimensionali; non bastano nemmeno legende chiare (beh almeno qui i numeri corrispondono ai reperti); serve qualcosa in più, serve dare l'idea della veridicità della vita passata. E qui ci sono riusciti.



Questo piccolo museo (una sola stanza anche se molto grande), nato dalle scoperte di un abitato celta-etrusco dal V al III secolo a.C., è stato una vera rivelazione.

Ah, dimenticavo. Non so se era per "colpa" della festa, ma al di fuori del museo negli allestimenti di un piccolo villaggio si svolgevano i laboratori per bambini e i rievocatori facevano didattica, allestendo con le loro riproduzioni.


Valutazione:
servizi di base: 7 1/2 .  Potrebbero emplementare il bancone dei "ricordini", ma il fatto che abbiano le cartoline me li fa ben volere ancora. E manca un punto ristoro. Ma le signore al bancone sono cordiali e decise (non si usa il bagno del museo per i propri comodi...).
servizi auspicabili: 7. Non ho visto le condizioni dei bagni, e il banco libri potrebbe essere ampliato, ma forse era colpa del banchetto fuori messo per attrarre i visitatori della festa.
servizi specialistici: 8 1/2. Certo mancavano le audioguide; di certo si possono ampliare i modi di fruirlo, ma credetemi qui ci si è dati davvero da fare.

Andate a vederlo!
Ve lo consiglio.


lunedì 27 giugno 2011

Ho una lotta tutta mia...

...e la devo vincere.

Questa lotta riguarda la possibilità di fare foto, a uso scientifico e personale, in musei, mostre, siti archeologici.
Adesso tutti voi mi direte "Non si può!", ma vi siete mai chiesti perchè?
Beh, sicuramente uno dei motivi è che le persone non capiscono e usano il flash, il quale risulta dannoso (non il vostro singolo, ma tutti quelli messi insieme!) per il reperto. E gli altri?
Un altro potrebbe essere che lo Stato ne deteniene i diritti. Bene, allora sarebbe illegale fare foto ai monumenti anche fuori da essi in una zona di neutralità (prima del portone, sulla strada, dalla finestra del vicino...), cosa che invece non è.
In più nei musei, nella maggior parte di essi, non esistono cartoline o piccole dispense su singoli reperti, ma, quando va bene, volumoni fumosi, polverosi e spesso senza immagini, dal costo proibitivo. Non parliamo poi di quei musei (vedi alla voce "Museo Archeologico di Parma"), che non ha nemmeno uno stralcio di foglio divulgativo...

Eppure, a onor del vero, proprio quest'ultimo permette di fotografare i reperti, dopo aver sottoscritto un foglio in cui si dichiara che le foto serviranno per scopi senza lucro e di ricerca (dovrei vederlo, me ne hanno parlato. Ma conosco i reperti del museo da secoli: sono gli stessi da quando sono bambina. Mi riprometto di prenderne visione). Ora questo vuol dire che una qualche legge c'è...

E se il Museo (metto foto sotto, per vedere in quanti lo riconoscono), in totale restauro e riammodernamento si dimentica di posizionare i divieti di fare fotografie, che cosa succede?
E' vero che la legge non ammette ignoranza, ma qui uno può giocare sul filo delle regole.


Ora so esattamente che la rivista "Archeologia Viva" si è occupata della faccenda qualche tempo fa. Dovrò vedere come e dove recuperare i numeri in questione.
Comuque sia, siete tutti allertati: la mia battaglia contro l'oblio dei reperti ha ora inizio! Tremate musei e custodi!!! Voglio i vostri reperti da studiare e i vostri cortili per le mie belle foto da rievocazione!!


lunedì 23 maggio 2011

Ho sbagliato secolo...ma no dai!

Seconda puntata del "Perchè ho scelto il 1200?"
E altra serie di foto dello stesso gruppo tedesco.






Qui ho davvero una profonda invidia, sia per la bravura della ragazza (i fili usati sono molto sottili; nel campo ci sono 3 telai montati con differenti schemi di tessitura), sia per la sua possibilità di utilizzare un telaio "moderno".
Per il 1200, le immagini di riferimento ci riportano ancora la tessitura legata a un palo e alla vita della tessitrice. La scomodità fatta artigianato.


domenica 22 maggio 2011

Ormai è tardi per cambiare secolo

Sabato sono andata a fare la turista a Quattrocastella, con lo specifico intento di salutare i nostri amici mercanti. Così fra una birretta, quattro chiacchere e tante risate, mi sono divertita a fare foto. Era un secolo che non facevo il turista di rievocazioni o manifestazioni. Mi sono sentita giovane.
E così ho potuto sognare e chiedermi: "ma perchè proprio il 1200? Non era più divertente il 1400 o il 1500? Anche rimanendo nell'ambito degli ordini monastici militari (beh niente templari ovvio, ma un cavaliere di Malta con l'archibugio fa la sua porca figura!)?"
E mi sono innamorata di un campo di tedeschi che avevo già visto nel tempo a Quattrocastella (anche se credo che questa volta fossero meno precisi: ho visto troppe cose moderne. Gli scorsi anni non le avevano).

Lo stendardo del gruppo

Una tenda-stanza per il signore

particolare

Tenda semplice

Quando penso a quanto spoglie debbano sembrare le nostre, mi viene un po' di tristezza.
Un campo così è un investimento sia di soldi che di materiale come di tempo (credo che non sia facile montarlo), eppure io ci farei volentieri un pensierino.
Hanno comodità che io mi sogno.
Sono bellil e possono fare i belli.

Peccato che una soluzione logistica al campo da calcio a dir poco infame li penalizzi, a mio modesto parere, troppo: dietro le gradinate dell'arena. Un vero delitto.

Nel prossimo post, metterò le foto di una ragazza del gruppo che tesseva le tablet weaving col telaio "fantascienza" (per me, ma giusto e corretto per il suo periodo). Invidia. Somma Invidia...